Demografia: sviluppo e stato sociale alla prova di sopravvivenza

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Roberto Lancellotti
01 lug 2019
Roberto Lancellotti è investitore e senior advisor di aziende e start-up su tematiche digitali e di innovazione. E', inoltre, membro di consigli di amministrazione di grandi aziende. Si occupa di disoccupazione giovanile e immigrazione come ricercatore sociale. Fino al 2017 è stato Senior Partner e responsabile europeo delle practice Digital e Business Technology di McKinsey & Company. Per quasi 25 anni ha assistito clienti a livello internazionale su trasformazioni dei loro modelli operativi e di business e utilizzo ottimale delle tecnologie ICT e digitale.

Retex. Demografia, sviluppo e stato sociale. O, più semplicemente, sopravvivenza. O no?

RL. La demografia è un argomento di cui si parla poco e raramente se ne percepisce la centralità sull'economia. L'Italia è uno dei paesi con la natalità più bassa. In Germania la situazione demografica è simile alla nostra e anche la Francia, considerata in Europa il paese di riferimento per le politiche della natalità, già da decenni soffre un tasso di natalità inferiore al tasso di sostituzione (2,1 figli per donna è quello che consente alla popolazione di rimanere stabile). In sintesi: in tutta Europa e in Italia in particolare, la popolazione complessiva diminuisce e l'età media aumenta. Questo incide profondamente sull’economia.

Retex. In che misura?

RL. Per l'Italia e gli stati con dinamiche analoghe, l’impatto immediato è sui volumi e sulla natura dei consumi. A parità di composizione, una famiglia composta di 65enni consuma tra il 10 e il 15% in meno di una di 35enni. Il problema, comunque, è ancora più ampio e più grave: l’andamento demografico è una delle ragioni alla base della mancata crescita dell'Italia e dell'Europa negli ultimi vent'anni.

Retex. Chiaro: più anziani, meno lavoratori.

RL. Se proiettiamo il trend demografico attuale sui prossimi 20-30 anni, avremo molti milioni di persone in età lavorativa in meno. Questo è un fatto, perché i lavoratori di allora sono già nati.

Occupazione e produttività

Retex. Per stare a galla, quindi, si dovrebbe agire su tasso di occupazione e produttività.

RL. Sì, certo. Dovremo lavorare molto di più per compensare la demografia. Ma lì…casca il primo asino. In Italia il tasso di occupazione è nettamente inferiore alla media europea: se fosse pari, avremo oltre 3 milioni di occupati in più. L’occupazione, per di più, è tipica dei maschi adulti. Nel nord del paese, addirittura, ci sono zone dove questa è più alta della media europea. Ma per i giovani e le donne il discorso è molto diverso. Nel primo caso pesano diversi fattori, come le incongruenze tra istruzione scolastica e domanda formativa. Nel secondo, ritardi di tipo culturale: per esempio, la condizione femminile al sud. In sintesi: necessario, ma complesso.

Retex. Dobbiamo puntare sulla produttività, dunque?

RL. Teoricamente, sì. Ma qui casca il secondo asino. Dal secondo dopoguerra la produttività in tutti i paesi avanzati è in aumento ma a tassi sempre minori. In Italia, addirittura, siamo fermi da vent’anni. Tanti i motivi: da un tessuto economico molto frammentato, ai bassi investimenti in innovazione, soprattutto nella piccola impresa, a una pubblica amministrazione inefficiente. Quindi anche in questo caso: necessario, ma complesso.

Retex. In sintesi: senza un deciso cambio di passo, il calo del numero di persone in età lavorativa comporterà problemi enormi per la crescita.

Lo stato sociale

RL. Sì, e non solo per la crescita. Il pedaggio da pagare dal punto di vista sociale potrebbe essere ancora più pesante. Guardiamo alla catena logica tra demografia, crescita e debito pubblico. Già oggi il debito in percentuale sul PIL è in Italia tra i più elevati del mondo. L’invecchiamento indurrà la crescita del debito.

Retex. Come?

RL. Se guardiamo alle uscite dello Stato, circa 800 miliardi all’anno, circa la metà di queste sono legate al welfare, dalle pensioni alla sanità. Il costo pensionistico salirà di molto, come quello sanitario, in correlazione all'età media della popolazione. Ed è molto improbabile che si possa ricorrere ad altro debito per coprire questo aumento dei costi. In termini logici, rimangono due leve: aumentare le entrate (tasse), ma con effetti negativi sulla crescita, o ridurre le prestazioni, ovvero pensioni e servizi sanitari.

Retex. Ne consegue che l’impegno da affrontare è enorme e richiede di agire su tutte le componenti strutturali. Quale ruolo può giocare l’immigrazione?

RL. Senza un significativo flusso di immigrati regolari nei prossimi vent’anni sarà impossibile vincere la sfida. I numeri ufficiali della Ragioneria di Stato, non dei governi, dimostrano che anche con flussi di immigrazione superiori agli attuali e ipotesi ottimistiche su tassi di occupazione e produttività il sistema di welfare entrerà in forte tensione entro il 2040. Sembra lontano, ma interessa tutti noi molto da vicino: è quando la generazione degli attuali lavoratori vorrà godere in qualche modo dei benefici e sarà la generazione dei nostri figli a essere impegnata nel sostegno dell'economia e delle nostre pensioni. È a forte rischio uno dei pilastri della tenuta sociale del paese, e servirebbe la più grande consapevolezza al riguardo.

La politica

Retex. E la politica, che fa?

RL. La politica, qui e altrove, dovrebbe avere lo sguardo di medio e lungo periodo tipico degli statisti. Ma i suoi cicli sono molto più brevi, e quindi abbondano solo i politici. Tira tu le conclusioni…