Intelligenza artificiale, il retail è al giro di boa

IA e innovazione retail
01 ott 2019

Intelligenza artificiale, a cosa serve? Meglio chiarire subito, ai superficiali cantori delle “disruption”, che la domanda importante è un'altra, formulata settant’anni fa. Can machines think? Iniziava così, nel 1950, un articolo di Alan Turing (Computing machinery and intelligence) che avrebbe segnato il tempo della scienza, fino a oggi.

Settant’anni di storia, almeno, senza i quali l’intelligenza artificiale non potrebbe essere considerata possibile discriminante dello sviluppo. O addirittura, per World Economic Forum, la quarta rivoluzione industriale che spezza i confini tra mondo fisico, digitale e biologico.

Secondo Gartner, 2.900 miliardi di dollari di valore per l’industria mondiale entro il 2021. Meglio essere chiari, però. Non stiamo parlando di un futuro possibile, ma di un fattore strutturale e di competizione decisivo già oggi, in larga parte della distribuzione internazionale.

(IBM 2019)

 

Innovazione nel retail: i prossimi trend

Le applicazioni di IA coprono uno spazio molto ampio. Dalla pianificazione strategica all’operatività, dalla supply chain fino a ogni aspetto possibile della relazione con il cliente, nel negozio e online. 

Dal 2019 al 2024 dovrebbe crescere a un CAGR di oltre il 35%. Secondo le stime di IBM, nel 2022 la spesa del settore in tecnologie di intelligenza artificiale varrà nel mondo 7,3 miliardi di dollari, rispetto ai 2 miliardi di dollari del 2018.

Ancora più interessanti, forse, le previsioni a breve termine. Entro il prossimo anno il 50% dei servizi di assistenza al cliente se ne servirà per i sistemi conversazionali, e il 40% dei retailer la userà per la gestione dei prezzi e delle promozioni.

Altri dati indicano, senza possibilità di equivoco, la disponibilità dei consumatori basata sulla nuova consapevolezza acquisita. Il 77% dei clienti spinge, infatti, per una maggiore personalizzazione del rapporto con i grandi retailer online. E, soprattutto, entro il 2022 il 41% di loro vorrà che, all’ingresso in un punto vendita, il proprio profilo globale di consumatore sia noto al rivenditore

Come l’intelligenza artificiale vieni applicata negli store?

L'intelligenza artificiale, con il radicale miglioramento nell'analisi dei big data, ha dato al settore strumenti di previsione e supporto alle decisioni molto più efficaci.

L’IA determina un miglioramento importante nei processi della supply chain, supportando l’integrazione di insiemi di dati fino a ora gestiti separatamente nei vari comparti. Unifica gestione degli ordini, dell'inventario e dei trasporti e, come conseguenza, l’analisi predittiva che ne deriva abiliterà lo sviluppo di modelli di vendita e servizio sempre migliori.

Le tecnologie di machine learning e deep learning dovrebbero avere, nel breve e medio termine, la maggiore quota di mercato. L'apprendimento automatico, di fatto, crea le premesse di customer experience sempre più sofisticate. Zalando, ad esempio, si serve di una struttura di ricercatori apposita, il cui scopo è la creazione di una boutique personalizzata per ogni cliente.

Nel negozio, i diversi usi della robotica  già determinano i nuovi assetti del punto vendita.

 

Case Study: Walmart Levittown

Il punto vendita Walmart di Levittown, 4.500 metri quadrati e 100 dipendenti, è una sorta di manifesto dei vantaggi ottenibili dall’intelligenza artificiale. Denominato “Intelligent Retail Lab”, è dotato di sensori, strumenti di ripresa e display interattivi governati da un sistema di intelligenza artificiale.

La logica d’impiego, però, non va confusa con i negozi “cashless” di Amazon Go. Walmart, infatti, mantiene i sistemi di check out tradizionali, usando la tecnologia per rendere disponibili i dipendenti all’interazione diretta con i clienti.

A Levittown, i dispositivi installati acquisiscono 1,6 TB di dati al secondo. Indicativo dell’importanza assegnata al progetto, il fatto che questo enorme volume d’informazioni viene elaborato da un data center interno

Quantità e tipologie dei prodotti acquistati vengono rilevate costantemente, per valutarne la disponibilità sullo scaffale in rapporto alla domanda prevista e predisporne il ricarico. Con particolare attenzione, naturalmente, a “fresco” e surgelati, di cui il sistema rileva le scadenze e gestisce i ritiri.

L’applicazione dell’IA nella logistica

Nell’implementazione dell’IA, è decisiva l’identificazione dei punti critici e la definizione dei casi d'uso. E questo non riguarda soltanto il core business del retail, ma anche le attività complementari.

La californiana ClearMetal si occupa di tecnologia per il trasporto, la logistica e la supply chain. Ha ideato una piattaforma di intelligenza predittiva relativa a eventi di spedizione, tempi e requisiti, basata su dati dei vettori, acquisizione in tempo reale delle condizioni meteorologiche e fluttuazioni valutarie. Ne risulterà drasticamente cambiata la gestione delle consegne.

Quanto Clearmetal dichiara di sé chiarisce al meglio l’importanza strategica dell’intelligenza artificiale nel settore: “We have both logistics and machine learning in our DNA”.

Prospettive e scenari

Mentre scriviamo, le agenzie battono la notizia della nuova acquisizione portata a termine da Facebook. Si tratta di Ctrl-Labrs, una startup impegnata a studiare il modo di comunicare, tramite segnali cerebrali, con i computer. Un miliardo di dollari, secondo CNBC, per l’esplorazione del brain-computing. Di questo passo, niente più lista della spesa, al supermercato mi basterà guardare lo scaffale. Che, peraltro, mi ricorderà con sufficienza “il latte, tutte le volte ti dimentichi il latte”.

 

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