E-commerce in outsourcing, il rilancio è a portata di click

e-commerce
Michele Caprini
28 lug 2020

E-commerce e outsourcing, dal lockdown in poi è un’associazione di parole in diffusione virale, appunto. I numeri del mercato americano, quasi sempre anticipatore delle nostre tendenze, ci aiutano a valutare e capire meglio il nostro possibile, immediato futuro.

Il boom di Shopify

Shopify, che detiene un’avanzata piattaforma di e-commerce in outsourcing (per la quale l’azienda canadese ama definirsi “sistema operativo” del commercio online), durante il lockdown ha registrato una crescita senza precedenti negli Stati Uniti. Costretti, improvvisamente, ad affrontare la digitalizzazione del commercio per rimediare alla brusca frenata indotta dall’emergenza sanitaria, nelle sei settimane fino al 24 aprile si sono proposti sulla piattaforma circa due terzi di nuovi negozi.

Nel 2019, ad Amazon spettava circa il 37% delle vendite di e-commerce negli Stati Uniti, mentre Shopify seguiva con poco meno del 6% davanti a eBay, Walmart e Apple. Nel primo semestre del 2020, però, Shopify ha realizzato un CAGR del 50%, e il valore delle sue azioni è triplicato. Questo, nella prospettiva di un valore globale di spesa online, per i consumatori americani, di 710 miliardi di dollari nel 2020. Ovvero, una quota del 14,5% sul retail nel suo complesso (stime eMarketer).

Prima, durante e dopo il lockdown

Prima della pandemia gli acquisti e-commerce erano, in gran parte, limitati ad alcune merceologie. In Italia, in particolare, tempo libero e turismo contavano per quasi il 70% del totale (stime Casaleggio & Associati). Ora, invece, si fa sempre più importante anche l’acquisto di beni di prima necessità.

Se l’importanza dell’e-commerce è, quindi, caratteristica primaria di quest’ultimo periodo, l’outsourcing ne è l’applicazione potenzialmente più sicura e profittevole per le aziende che non dispongono di adeguate infrastrutture tecnologiche e risorse di governo. Non è facile improvvisarsi merchants, ed è frequente l’uso limitato (se non distorto) del sito come semplice vetrina di riferimento, la cui visita può valere, al massimo, qualche beneficio promozionale.

Insourcing?

Il modello opposto di e- commerce, l’insourcing, comporta grandi vantaggi, ma solo per i soggetti con solida strutturazione tecnologica e coerenti capacità d’investimento. Esiste, peraltro, uno spazio di specializzazione normalmente occupato da fornitori esterni (il web design e il digital marketing, per esempio), ma non nei processi tipici.

Queste aziende governano tutta la filiera e capitalizzano il contatto diretto con il consumatore. Per questi soggetti, l’e-commerce insourcing ha un valore decisivo: pieno controllo della tecnologia, della gestione degli ordini e della logistica, piena visibilità sui costi, migliori tempi operativi.

E-commerce outsourcing

In questa opzione, lo sviluppo e la gestione del commercio digitale sono affidati a un solo fornitore esterno, i cui servizi ne comprendono l’intero ciclo. A partire dalla fase d’ideazione e di avvio, quindi, fino alla gestione degli ordini e dei resi, dei pagamenti, dei magazzini e del trasporto in ingresso e in uscita, del merchandising e delle promozioni.

L’ e-commerce outsourcing può rappresentare un vantaggio competitivo reale se vincolato, però, a chiare premesse strategiche.

Per prima cosa, va valutato l’impatto dell’e-commerce sula struttura interna in tutti i suoi aspetti, gestionali e operativi. La distribuzione degli incarichi e delle competenze su più linee di business e di servizio, infatti, rischia di essere dispersiva e foriera di cattivi risultati. Un unico e affidabile interlocutore esterno, con piena autonomia su ogni ambito delle operazioni, può, al contrario, rendere l’azione commerciale molto meno complessa e più efficace.

La riduzione dei costi fissi è un ulteriore punto di vantaggio, dato che personale e infrastruttura sono a carico del fornitore. A merito di questo modello, inoltre, l’ottimizzazione di tempi di esecuzione, tipica di un fornitore che dispone degli strumenti e delle competenze specifiche. Utili, questi, anche a ottenere la maggiore qualità del servizio al cliente.

Il fornitore

La scelta del fornitore migliore, come al solito, assume un’importanza decisiva, e ai vantaggi sicuri vanno opposti rischi concreti.  Tra questi, la perdita di controllo diretto e la mancata, corretta, valutazione delle prestazioni del partner. A questo proposito, è importante stabilire unità di misura utili e individuare le risorse interne in grado d’intenderle e applicarle. È fondamentale, poi, l’osservazione sul ROI per mantenere il controllo sui costi.

L’e-commerce outsourcing presenta, a lungo termine, il rischio di perdere competenza specifica e autonoma, se nel tempo questa viene completamente terziarizzata. È indubitabile, peraltro, che l’innovazione costante e indispensabile a una forte presenza commerciale sul web richiede adeguati e continui investimenti in formazione e aggiornamento, tipici, invece, della dotazione naturale di un partner qualificato.

Va detto che si può decidere per la gradualità della delega, destinando all’outsourcing solo parti delle linee di business e di servizio. Indipendentemente dalle forme e dalle misure del servizio esterno, comunque, oggi questo rappresenta un’opzione di scelta che s’impone all’attenzione delle aziende che fanno del rilancio e del rinnovamento gli obiettivi immediati.