Amazon, perdite d’esercizio a garanzia della leadership (con Web Services)

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26 set 2018
Perdite d'esercizio, abbattimento degli utili, elusione delle imposte. E, soprattutto, Web Services.

Il titolo Amazon ha raggiunto quota duemila dollari e l’azienda è la seconda, dopo Apple, a superare il valore di mille miliardi. Nel commercio digitale il cammino dell’Armada Invencible di Seattle non conosce ostacoli. Le armi di distruzione di massa (dei concorrenti) sono i prezzi imbattibili e gli altrettanto imbattibili tempi di consegna.

Le domande sulla natura del suo successo non possono certo fermarsi a queste due risposte. Ma trovarne altre, affidandosi ai numeri ufficiali, non è così facile. Se guardiamo al vecchio continente, Amazon non rende pubblici i dati di esercizio nei singoli Paesi europei, limitandosi a suddividere la globalità del suo business fra Nord America e resto del mondo.

CERVED, agenzia italiana d’informazioni commerciali e rating, ci aiuta però a muoverci più agilmente tra il detto e il non detto (e, meno che mai, scritto).

La proporzionalità inversa

Amazon.eu, sede lussemburghese, comprende i fatturati delle vendite al dettaglio di Amazon in Germania, Francia, Gran Bretagna, Italia e Spagna. Primo dato: da 18,6 miliardi di euro nel 2015 a poco meno di 25 miliardi nel 2017. Secondo dato, quanto meno sorprendente: più i fatturati sono alti, minore è l’utile operativo. Nel triennio considerato un miliardo e sessantatré milioni di perdite sull’attività tipica.

La sintesi di Federico Fubini, sul Corriere, è quanto mai efficace: “Negli anni scorsi le perdite complessive sono state compensate da imprecisati «proventi finanziari». L’anno scorso invece neanche queste voci hanno aiutato e l’ultima riga di Amazon.eu ha segnato una perdita di 876 milioni. In altri termini l’anno scorso Amazon ha segnato il suo record di vendite nel più grande mercato al mondo, l’Unione europea, perdendo 3,5 euro ogni cento di prodotti venduti ai propri clienti”.  

Fonte: Corriere.it

Il modello “no profit”

Gli investitori guardano sempre meno alle aziende che generano grandi profitti senza una strategia di crescita a lungo termine. Quelle che crescono rapidamente e con una visione strategica chiara - pur se non redditizie - ottengono invece maggiori capitalizzazioni di mercato rispetto a soggetti consolidati.

Il modello funziona più o meno così: prodotto o servizio di eccellenza o “prima volta” in assoluto, venture capitalist a supporto, crescita veloce, acquisizione di larghe quote di mercato, profitti differiti.  Due obiettivi: pagare meno tasse possibili e sbaragliare la concorrenza (e, spesso, anche un terzo: vendere rapidamente la società).

Anche Google e Facebook, è storia di ieri, offrivano prodotti “killer” che anticipavano un'esigenza chiara dei consumatori occupando uno spazio ancora inesistente, pur senza una chiara prospettiva di entrate. Oggi sono due potenze finanziarie e leader dell’advertising. Amazon ha di fatto mantenuto questo modello nel tempo poiché i suoi KPI attribuiscono maggiore importanza ai tassi di crescita rispetto alla redditività reale.

Gli investimenti

Amazon sta spendendo una fortuna in Fulfillment by Amazon (FBA) per il rafforzamento continuo della logistica a supporto delle consegne al cliente. L'investimento è necessario per sostenere il costante aumento dei ricavi. FBA è sempre più costoso perché comporta miglioramenti strutturali, dall’apertura di nuovi centri di distribuzione ai sistemi di robotica. Ma i tempi di spedizione più rapidi e la diminuzione dei costi unitari attribuiscono forza sempre maggiore alla leadership nel mercato.

La contraddizione stridente tra volume di vendite e perdite di esercizio viene così spiegata dalla società: «Dal 2010 abbiamo investito 27 miliardi di euro in Europa, oltre 1,6 miliardi solo in Italia e abbiamo creato 65 mila posti di lavoro, di cui 3.500 in Italia».

Le perdite in Europa sono, peraltro, ampiamente surrogate dalla forte redditività di Amazon Web Services (AWS) per il cloud computing.

Le tasse

Il mancato pagamento di queste è l’obiettivo dell’abbattimento degli utili. Comunque, un anno fa il dipartimento contro i reati societari della procura di Milano iscrisse nel registro degli indagati i manager europei della multinazionale con l'accusa di omessa dichiarazione dei redditi. Il debito con il fisco fu quantificato in 130 milioni di euro.

Sempre nel 2017, dopo anni di inchiesta, Amazon è stata condannata dalla UE a rimborsare centinaia di milioni di tasse eluse in Europa. La decisione della Commissione Ue è motivata dal trasferimento dei forti utili operativi realizzati fino a qualche anno fa. Questi venivano quasi interamente dirottati a pagamento dei diritti di proprietà intellettuale in Amazon Europe Holding Technologies (nessun ufficio, nessun dipendente), tramite la quale riusciva a evitare il pagamento delle imposte.

Amazon Web Services (AWS)

Amazon è suddivisa in tre principali divisioni: Nord America, Internazionale e, appunto, AWS. Il business model di AWS è in qualche modo più simile a quello di Facebook e Google. Richiede un enorme investimento iniziale di capitale e un flusso costante di denaro per rinnovare tecnologia e attrezzature, ma concede margini molto ampi.

AWS, in origine progetto interno di archiviazione e gestione della mole di dati commerciali, si è poi affermato nel cloud computing con una quota di mercato superiore a Microsoft, IBM e Google nel loro insieme.

Per molti osservatori il modello “no profit” di Amazon senza AWS non sarebbe sostenibile.

Le prospettive

L’ obiettivo primario di Amazon sembra essere l’estromissione dal mercato di altri distributori, tradizionali oppure online, di beni di consumo. Una volta imposta la sua leadership ad aree sempre più vaste del Retail, potrà rimettere mano ai prezzi.

Il suo modello “no profit” (quasi offensivo, in realtà, pensando al significato vero del termine) oltre al vantaggio immediato “no tax” comporta condizioni ingestibili per i concorrenti e fornitori. Un’azienda che ha bisogno di mostrare al mercato un profitto consistente non può competere con una che non lo fa e non vuole farlo.

Finché le entrate e i flussi di cassa continueranno a crescere, a un ritmo anche superiore alla media del settore, durerà il momento felice di Amazon e la sua corresponsione di amorosi sensi con Wall Street. Senza porsi problemi di sorta per le rovine indotte nel percorso trionfale.

Per i competitor probabilmente è l’ora di chiedersi se ha senso cercare di confrontarsi con il successo di Amazon utilizzando banalmente i criteri familiari del business retail.