Acquisti online in Italia, è il momento di fare due e-conti

24 mag 2017
“Onlife Retail” è la brillante definizione con la quale il presidente di Netcomm Roberto Liscia ha presentato al forum annuale sull’eCommerce l’ecosistema digitale del presente. “Il digitale non è più il futuro ma intride moltissimi aspetti della vita quotidiana del consumatore. Basti pensare che nel 2016 sono stati acquistati nel mondo beni e servizi online per circa 2.600 miliardi di euro, registrando una crescita del 17% rispetto al 2015 e i consumatori che acquistano online hanno raggiunto la quota di 1,4 miliardi. In questo contesto in continua evoluzione la chiave del successo competitivo è creare un’esperienza di unified commerce dove online e offline e i diversi device si mescolano in un nuovo ecosistema”. Se il quadro internazionale è chiarissimo, le considerazioni da fare per il nostro Paese sono improntate (…chi lo avrebbe mai detto?) a particolarità e ritardi, sia pure in una prospettiva di crescita. Il valore degli acquisti online da parte dei consumatori italiani arriverà nel 2017 a quota 23,1 miliardi di euro, con un incremento del 16% rispetto al 2016. Gli acquisti eCommerce di prodotti cresceranno nel 2017 del 25%, a un tasso più che triplo rispetto a quello dei servizi (+8%). Sarà la prima volta nella storia del commercio digitale italiano che il mercato online dei prodotti varrà tanto quanto quello dei servizi. Questo è ancora poco, però. La recente pubblicazione del Rapporto sull’eCommerce italiano di Casaleggio&Associati insiste sui fattori che ne ritardano l’indubbia crescita. “Il commercio online italiano è cresciuto del 10% nel 2016, ma il nostro non è ancora un mercato maturo”. Pesa “la mancanza di un’offerta adeguata in molti settori, come la casa, la moda, l’arredamento, che pure sono punti di forza del made in italy”. In secondo luogo la insufficiente internazionalizzazione delle aziende: “In Europa il 70% del mercato lo fanno tre Paesi: Regno Unito, Germania e Francia. Vendere all’estero deve essere un caposaldo per il commercio online italiano, altrimenti non si sopravvive”. È un’osservazione del tutto simile a Netcomm, che indica (anche se la storia di questo mercato giustifica in parte il problema) come solo il 22% degli acquisti online fatti in Italia siano effettuati su siti nazionali. La causa principale del nostro ritardo è la scarsità degli investimenti nel Retail. Secondo Casaleggio nel 2016 in Italia gli investimenti in venture capital sono stati in totale 260 milioni, contro i 600 milioni della Spagna e i 2,7 miliardi della Francia. Inoltre nel nostro Paese si tratta in genere di investimenti ridotti, da 500mila euro a 5 milioni: troppo pochi per un settore capital intensive come l’e-commerce. Spostando l’attenzione dalle imprese ai consumatori i dati spingono invece all’ottimismo. Gli acquirenti online abituali sono passati dai 9 milioni del 2011 ai 16 milioni di oggi, con una crescita del 20% anno su anno. Protagonista scontato dell’accelerazione lo smartphone, e in misura minore il tablet. Negli ultimi sei mesi un acquirente su tre ha fatto esperienze d’acquisto attraverso dispositivi mobili. Nulla di cui stupirsi, se si pensa che Deloitte, nel suo rapporto annuale sul retail internazionale, indica l’Italia quale terzo Paese al mondo per penetrazione del mobile, con l’85% della popolazione ad usarne uno, posizionandosi dietro a Spagna e Singapore. Se nel 2016 il numero di italiani connessi ad internet è cresciuto del 4% rispetto all’anno precedente, raggiungendo i 39 milioni di persone, i connazionali che si connettono da smartphone sono cresciuti del 44% mentre cala invece la percentuale di coloro che si connettono tramite PC (-14%). L’importanza del dispositivo mobile è confermata dalle modalità d’uso nelle fasi che precedono l’acquisto online. Gli italiani sono i primi in Europa nell’uso dello smartphone per la ricerca d’informazioni sui prodotti (43%), per leggere le recensioni e conoscere i feedback (40%), davanti a Spagna e Germania e – forse questo è il dato meno atteso - sono i primi anche nel pagamento dell’acquisto (tramite smartphone, a dimostrazione che il pagamento elettronico sta definitivamente abbandonando il ruolo di opzione per quello di abitudine.