Domenica aperto, domenica chiuso, domenica forse.

MICHELE CAPRINI
19/07/2018
In brief
Con la proposta di legge sulle aperture degli esercizi commerciali la domenica e nei giorni festivi lo scontro tra i soggetti del Retail e fra questi e il governo si è fatto ancora più duro.
Ogni maledetta domenica. Nel caso, non un film ma uno spinoso “tutti contro tutti” nel Retail italiano. L’oggetto, scottante, della contesa è l’apertura degli esercizi commerciali nei giorni festivi.

Ogni maledetta domenica. Parti in causa non Al Pacino, né Oliver Stone e nemmeno Cameron Diaz. Piuttosto Federdistribuzione, Confcommercio e i sindacati. Più il governo, naturalmente, la cui proposta di legge mira a smontare il decreto Monti sulle liberalizzazioni e a reintrodurre un tetto del 25% alle aperture festive.

E il tema da scottante si è fatto incandescente.

A oggi, con il decreto “Salva Italia” del 2011, è prevista la liberalizzazione completa in materia. Spetta quindi soltanto alle aziende la decisione sulle aperture la domenica e nelle festività.

Il contratto del commercio prevede che le aziende possano chiedere ai lavoratori la disponibilità fino a 25 domeniche l’anno, con una maggiorazione della retribuzione. Per i giorni festivi (Natale, Capodanno, 25 Aprile) il lavoro non è obbligatorio ed è a discrezione del lavoratore.

Secondo la nuova proposta di legge ogni Comune dovrà attenersi al limite di un negozio aperto ogni quattro dello stesso settore merceologico. Le aperture festive nel corso dell’anno non potranno superare i 12 giorni, con esclusione dall’obbligo degli esercizi commerciali delle località turistiche. Spetterà a regioni e comuni stabilire una rotazione tra le attività e regolamentarne la disposizione sul territorio.

Favorevoli e contrari

Federdistribuzione rappresenta centri commerciali, ipermercati e supermercati, la distribuzione specializzata, discount, cash and carry e franchising. Per l’associazione non ci sono dubbi al proposito. “Ad oggi 19,5 milioni di persone fanno acquisti la domenica, che è diventata per le imprese distributive il secondo giorno di fatturato nella settimana. Tornare indietro significa un forte disservizio per i consumatori, un indubbio vantaggio per l’e-commerce, un calo nei consumi e un inevitabile impatto sui livelli occupazionali”.

Contraria anche l’Unione dei Consumatori. “È incredibile che si discuta ancora una norma di libertà che consente al commerciante di aprire quando vuole il suo negozio. Giù le mani dall’apertura libera dei negozi”.

Di segno opposto la posizione dei sindacati dei lavoratori, riassumibile nella parola d’ordine “la festa non si vende”. Per la CISL “è giusto rivedere le norme sulla liberalizzazione selvaggia del commercio. È una battaglia per tutelare la dignità del lavoro. Non esiste un diritto allo shopping. Va salvaguardata la volontarietà del lavoro domenicale e festivo”.

Ha espresso apprezzamento per la proposta “anti-domenica” anche la Confcommercio, la più grande rappresentanza d’impresa in Italia con oltre 700.000 aderenti. “Le liberalizzazioni non hanno portato né maggiore fatturato né un incremento occupazionale. Il fatturato si è spalmato su più giorni nella settimana”.

Sulla stessa linea Confesercenti, già nel 2012 promotrice di “Libera la domenica”, a favore di una legge di iniziativa popolare per assegnare alle Regioni le competenze in materia di aperture.  «Le aperture alla domenica non hanno portato a una spinta dei consumi».

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