IKEA, le città e il retail dopo il "no" di Verona

IKEA
Michele Caprini
18 apr 2019

IKEA è saldamente al primo posto nella vendita di mobili in Italia. Ricavi per 1,8 miliardi nel 2017 (+1,3% sul 2016), seguita da Edil Tre Costruzioni (Mondo Convenienza) con 1,1 miliardi (+5,8%). 

Stop al progetto

Nei giorni scorsi, l’azienda svedese ha comunicato formalmente la decisione di rinunciare al progetto di un proprio insediamento e di un centro commerciale nell’area della “Marangona”, a sud-est di Verona.

L’ambizioso progetto era stato annunciato nel 2015. Avrebbe interessato una superficie complessiva di 280mila metri quadri. Prevista anche la variante (4,5 km) alla Statale 12, per un valore di circa 14 milioni di euro. Come modello, lo shopping center “Tiare” in provincia di Gorizia, unico del Friuli-Venezia Giulia e primo in Italia con un negozio IKEA all’interno.

Le stime originali ipotizzavano 1000 posti di lavoro e un indotto da 250 milioni di euro l’anno. IKEA aveva vincolato l’investimento alla realizzazione di un centro commerciale da circa 80.000 mq, circa il triplo del centro commerciale Adigeo. Secondo la stessa azienda svedese, infatti, senza un polo commerciale non si giustifica il solo centro del mobile.

Le ragioni

Ma le cose si sono complicate. Per l’approvazione del progetto sarebbe stata necessaria una modifica alle leggi regionali per l’urbanistica e il commercio, e un altro ostacolo era dato dalle norme sul consumo di suolo pubblico.

Nell’estate scorsa, un piano alternativo: accanto al punto vendita dei mobili un centro commerciale più piccolo, meno della metà degli 80mila metri quadrati previsti in origine. In più, un nuovo palasport per eventi sportivi e musicali, da 12.000 posti di capienza. Ma non è bastato.

“Purtroppo, l’incertezza degli scorsi mesi non ha creato le condizioni per procedere a un investimento così importante”. Nel comunicato di IKEA anche un riferimento alle “più generali valutazioni strategiche fatte a livello internazionale”.

La politica

Sull’opportunità perduta è poi seguito uno scontro politico al calor bianco tra esponenti della vecchia e nuova amministrazione scaligera. Accentuato dal discusso Congresso mondiale delle famiglie tenuto a Verona, avversato dalla multinazionale con uno spot televisivo.

Restano, però, sul tavolo i motivi di fondo del fallimento. La provincia veronese conta meno di un milione di abitanti: con il centro a Marangona, l’impatto sarebbe stato insostenibile per gli altri centri commerciali della zona e per i pochi negozi di vicinato rimasti. Il flusso annuo previsto di visitatori (10,5 milioni) e di veicoli (4,5 milioni) avrebbe, inoltre, probabilmente portato l’intera zona al collasso urbanistico.

Dal confronto, anche aspro, di questi giorni, si ripropone la necessità di fondo di qualsiasi ambiziosa operazione commerciale: l’equilibrio dovuto tra le diverse istanze territoriali, economiche e sociali.

 

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