Uber e Didi Chuxing, in Cina è tutta un’altra corsa

02 ago 2016

Uber fa suo il più noto degli aforismi di Giulio Cesare - "se non puoi sconfiggere il tuo nemico, fattelo amico" – e si unisce al concorrente locale Didi Chuxing sul mercato cinese. Per meglio spiegare l’importanza dell’operazione, è bene fare un passo indietro.

La Cina è una delle piazze mondiali più importanti per il settore automobilistico privato, e potenzialmente il più grande mercato del pianeta per il ridesharing. Didi Chuxing serve circa trecento milioni di persone in quattrocento città diverse della Repubblica Popolare con almeno undici milioni di corse al giorno. Dal canto suo Uber è presente in circa sessanta città cinesi, e aveva fino a oggi impegnato risorse consistenti nella battaglia degli sconti con Didi, secondo alcuni osservatori finanziari non meno di due miliardi di dollari.

L’azienda americana non era però andata oltre un target di nicchia: la classe medio-alta e gli stranieri delle grandi città. Solo nel febbraio scorso l’amministratore delegato Travis Kalanick aveva dichiarato che seppure il mercato cinese rappresentasse il 30 per cento dei suoi viaggi, contemporaneamente Uber vi perdeva più di un miliardo di dollari l’anno. In ultimo, il governo cinese aveva vietato per legge alle aziende di ridesharing una competizione sleale sulle tariffe. Di fatto, con questa decisione vietava le promozioni di Uber.

Per Uber, presente in sessanta paesi con le reddittività più rilevanti negli Stati Uniti e in Canada, s’imponeva un cambio di strategia che stabilizzasse la sua presenza sull’enorme territorio cinese e, al tempo stesso, fermasse l’emorragia di denaro necessario a gestire la competizione con la rivale, da tempo in corso a livello globale. Nel 2015 Didi Chuxing aveva alle spalle investitori importanti (nel 2015 erano stati Alibaba e Tencent a scommettere sull’app, quest’anno Apple con un miliardo di dollari) e aveva a sua volta investito 100 milioni di dollari in Lyft, il principale concorrente di Uber negli USA, mentre in Asia aveva stretto un accordo con il servizio indiano Ola e con la startup Grab.

In questo contesto la decisione di Uber fondere la propria divisione operativa in Cina con il concorrente locale che, almeno apparentemente, non aspettava altro. Cheng Wei, fondatore di Didi Chuxing, ha presentato il merge con queste parole: "noi e Uber abbiamo imparato molto gli uni dagli altri nel corso degli ultimi due anni; quest’accordo imposterà la crescita di questo settore del trasporto in un percorso più sano e sostenibile, e verso livelli più alti".

L’operazione avviene sotto forma di acquisizione da parte di Didi Chuxing delle attività cinesi di Uber, della quale rimarrà soltanto il brand, e darà vita a un soggetto con una capitalizzazione di mercato valutata in circa 35 miliardi di dollari. Gli investitori di Uber Cina avranno, al termine dell’operazione, il 20% della nuova società e Didi Chuxing investirà un miliardo di dollari nel gruppo di San Francisco, oltre alla dote naturale della relazione con i consumatori cinesi e le sue forti competenze sui social media.