Spark, il social-flop di Amazon

Social commerce
22 giu 2019

Spark non c’è più. All’indirizzo amazon.com/spark, adesso, si trova una nuova pagina, #FoundItOnAmazon. Su questa vengono proposti alcuni articoli di abbigliamento femminile e complemento d’arredo.

Dopo l'insuccesso, un altro esperimento

Lanciato nel luglio 2017, Spark era il modello di social commerce destinato ai clienti abbonati al servizio Prime. L’idea all’origine del progetto era un canale commerciale supplementare nel quale proporre prodotti acquistati e recensiti dai clienti, legati tra loro per affinità di scelte.

Una community a tutti gli effetti, con le logiche e le forme di comunicazione tipiche dei social media. Target di riferimento principale il fashion, dando la possibilità agli utenti di cliccare sugli articoli presentati nelle foto e di acquistarli direttamente su Amazon. Tutto sommato, funzionalità classiche per i social network, ma Spark ha sempre stentato ad affermarsi.

Per avere un metro di paragone, nello stesso perimetro c’è Instagram Checkout che, invece, ha avuto un sucesso clamoroso. La funzione di shopping in-app, che abilita all’acquisto direttamente nell’ applicazione, secondo i maggiori analisti di mercato porterà a Instagram 10 miliardi di dollari di ricavi entro il 2021.

#FoundItOnAmazon è un nuovo esperimento, per esplicita indicazione della stessa Amazon. “Abbiamo cambiato il nome in così da riflettere il tag che gli influencer stanno utilizzando sui social media per condividere le loro migliori scoperte con gli altri”.

Quanto è importante il social commerce

Il social commerce è un fenomeno i cui trend di crescita sono chiari già a breve termine. Negli Stati Uniti, secondo le stime di eMarketer, il volume di business generato passerà dai 2,8 miliardi di dollari del 2018 al 4,9 del 2021.

L’indagine di Nielsen sul mercato in Cina, poi, esprime numeri ancora più importanti. "Negli ultimi cinque anni, il tasso di crescita annuale composto del social commerce ha raggiunto il 100,6% e il suo tasso di penetrazione è aumentato dal 2% nel 2013 all'11,9% attuale e continuerà a crescere ad un ritmo più veloce in futuro" (Tommy Hong, VP dell'E-commerce in Nielsen China).

L’impulso alle vendite derivato dalla relazione sociale tra gli utenti di una stessa piattaforma è ben dimostrato dal caso di Pinduoduo. Costruito nel 2015, tanto per cambiare, su WeChat si basa sul concetto "più compratori, prezzo più basso”. Il successo è stato tale che la valutazione di mercato è cresciuta a dismisura, raggiungendo in tre anni i 15 miliardi di dollari.

Sempre secondo Nielsen, i social network sembrano essere per i cinesi una molla decisiva all’acquisto non pianificato, che nell’anno passato ha interessato il 54% dei compratori online. L'80% degli acquisti impulsivi proviene dal social commerce, quale tramite dei suggerimenti degli amici e dei gruppi WeChat.