Smartphone, la partita vinta e la difficile ripartenza

Michele Caprini
16 dic 2019

Lo smartphone ha dominato l’ultimo decennio e nel mondo, oggi, ci sono più abbonamenti a servizi mobile che persone (Ericsson mobility report, novembre 2019).

Decrescita

Due anni fa, il mercato globale degli smartphone si è arrestato. Dopo l'adozione di massa su scala mondiale, era inevitabile. Le spedizioni globali di smartphone sono diminuite del 4% nel 2018, e quest’anno non andrà sicuramente meglio. Meno di 1,4 miliardi di nuove unità previste nel 2019, secondo le stime di IDC: un calo del 7% rispetto al picco del 2016. Dal magic moment del 2010 (+ 75% sul 2009) alla crescita zero dell’ultimo biennio.

La ripartenza, oggi quanto mai difficile, dovrebbe avvenire con l'arrivo di 5G. IDC prevede che gli smartphone 5G rappresenteranno l'8,9% delle spedizioni di unità globali nel 2020 e quasi il 30% delle spedizioni totali entro il 2023.  Per quell’anno, è possibile che il comparto riesca a eguagliare, o anche superare in misura modesta, il precedente picco del 2016 (poco meno di 1,5 miliardi di dispositivi).

 

Mobile Italia

Il nostro paese, con la Spagna, è il più mobile d’Europa. Gli accessi online sono per il 37% effettuati in questo modo (Comscore, settembre 2019). Più del doppio rispetto a USA e Francia e, sia pure di poco, più del Regno Unito, il paese del continente a maggior densità di eCommerce.

Italiani.coop ha pubblicato recentemente un sondaggio sulle abitudini d’uso dello smartphone da parte dei nostri connazionali. I risultati non possono lasciare indifferenti (e, in qualche misura, sono preoccupanti alla lettura sociologica del fenomeno). In media, 5 ore di uso al giorno. Mezz’ora in più per gli uomini rispetto alle donne, i 18-35enni davanti a tutti gli altri (6 ore contro le 3,10 dei 56-65enni).

La tendenza è un’ulteriore crescita, sia per le chiamate vocali che, ancora di più, per messaggi di testo, audio e video. Tutti telefonano, ma quasi la totalità se ne serve quotidianamente anche per messaggi di testo (98%) o vocali (94%).

Social commerce

Prospettiva di grande interesse, naturalmente, per il social commerce. Quello che in Italia sta partendo adesso, e che nel mondo inizia, invece, a farsi sentire. Poco meno della metà della popolazione mondiale usa i social media (Nielsen), e mediamente per più di due ore al giorno. Rappresentano potenziali comunità virtuali di acquisto, naturalmente, per chi dispone di piattaforme diffuse e consolidate. Facebook, YouTube, Snapchat, l’ecosistema digitale cinese di WeChat, i new comer TikTok. Più di tutti, Instagram, che con i suoi “bottoni” di vendita ha aperto scenari inimmaginabili fino a pochi mesi fa.

Del resto, il valore del mobile commerce è passato da 50 a 700 miliardi dollari dal 2014 a oggi. Impensabile, quindi, che i social media non si predisponessero al commercio online diretto. Nel decennio in questione, poi, la spesa in pubblicità digitale su smartphone e tablet è passata dallo 0 al 70% del totale mobile/pc.

Lo smartphone, di gran lunga più del tablet, è il tramite indispensabile del consolidamento e dell’espansione del commercio digitale (i dati recenti del Single’s day e del Black Friday non lasciano spazi a dubbi).

Per retail, media e gaming, soprattutto, qualsiasi strategia di crescita, engagement o mantenimento che non faccia leva sullo smartphone non ha, semplicemente, ragione d’essere. Anche se non c’è bisogno di comprarne di nuovi, almeno per adesso.

 

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