Mille lire al mese

Mille lire
Michele Caprini
22 ago 2019

Se potessi avere mille lire al mese,
farei tante spese, comprerei fra tante cose
le più belle che vuoi tu

 

Era il 1939. Pur in un contesto terribile, Gilberto Mazzi cantò una speranza popolare che si sarebbe appigliata, forse definitivamente, alla memoria comune.

In ottant’anni, aspettative e capacità di spesa degli italiani sono cambiate più volte. Possiamo però limitarci a un periodo più breve, più o meno un quarto di secolo, per capire cosa e quanto possa stare nelle mille lire di oggi.

Le spese obbligate

Nei giorni scorsi, Confcommercio ha pubblicato un’analisi del proprio Ufficio Studi sulle spese obbligate delle famiglie tra il 1995 e il 2019. S’intendono, con questo termine, le spese sostenute per abitazione, assicurazioni, carburanti e sanità.

Va da sé che le spese obbligate condizionano, non poco, l’intero paniere della spesa familiare. Il quale, comunque, riflette tendenze di lungo periodo coerenti all’evoluzione (o involuzione) dei nuovi assetti del consumo.

Dopo la crescita continua registrata tra il 1995 e il 2013, negli ultimi 6 anni la quota di spese 'obbligate' è in leggera flessione, e vale circa 7.400 euro l'anno per ogni italiano. Il calo del prezzo dell’energia ha giocato un ruolo positivo, ma per il 2019 l'incidenza resta comunque elevata: l’obbligo pesa per il 41% sul totale dei consumi delle famiglie.

La casa, tra affitti reali ed imputati, manutenzione, energia, acqua, smaltimento rifiuti è la voce di spesa maggiore. Costa 4.200 euro per ogni connazionale. Nelle spese per l’abitazione è interessante notare come le ultime due voci (acqua e smaltimento rifiuti) risultino stabili come incidenza pur in diminuzione dal punto di vista dei volumi. La spiegazione, naturalmente, è nella costante crescita delle tariffe.

I consumi

Per quanto riguarda i consumi, i beni rappresentano il 37,7% del paniere. Tra questi, la spesa destinata agli alimentari cala costantemente: un po’ più di 3.000 euro pro capite nel 1995, 2.700 euro quest’anno.  

I beni commercializzabili, negli ultimi anni, hanno vissuto una modesta ripresa, sostenuta principalmente dal comparto “durevoli” (automobili, soprattutto), i cui acquisti erano stati fortemente penalizzati dal 1995 al 2013.

Nello stesso periodo di tempo, al contrario, la spesa per i servizi aumenta, e in maniera sostenuta: da 2.800 euro a quasi 3.900 euro. La quota dei servizi commercializzabili vive una costante e significativa espansione.

Le spese sanitarie, in particolare, sono cresciute in quantità più sostenuta rispetto alla media dei consumi e in ulteriore aumento dell’incidenza. Il dato non deve sorprendere, pur se in presenza di una variazione più elevata dei prezzi, e va probabilmente collegato anche al progressivo invecchiamento della popolazione.