Retail italiano, dopo i primi sei mesi del 2017 torna l’ottimismo. Ma…

28 set 2017

Giro di boa per il Retail italiano. Già ad agosto i dati Nielsen sui consumi in Europa volevano nel secondo trimestre di quest’anno l’Italia (+4% rispetto al 2016) più avanti rispetto a Francia (+3,2%), Regno Unito (+2,9%), Spagna (+2,9%) e Germania (+2,3%). La crescita a valore della GDO italiana si declina nell’aumento dei volumi di vendite (+3,1%) e nell’incremento dei prezzi al consumo del Fast Mobbing Consumer Goods (+0,9%). Le famiglie hanno risposto all’inflazione effettuando più acquisti di prodotti a marca del distributore in punti vendita discount e nei negozi dedicati alla cura della casa e della persona.

Pochi giorni fa, nell’ambito del Retail Summit tenuto a Stresa, uno studio presentato da EY Italia in collaborazione con Confimprese e gruppo Food sembra confermare l’ottimismo al riguardo. Secondo EY «Il Retail italiano sta crescendo e il mercato presenta scenari incoraggianti, trainato soprattutto dal settore del food e del fashion. Il valore del Food & Beverage sul totale mercato è del 16%, con l'Italia che cresce del 1,5% e l’export oltre il 5%. La crescita del settore del lusso nei prossimi due anni si aggira su un potenziale +13% anche e soprattutto grazie al made in Italy, traino dell’espansione dei retailer italiani all’estero, realizzata seguendo il modello del franchising.  La presenza di catene italiane all’estero è ancora inferiore rispetto a quella delle catene straniere, ma il trend ha iniziato a progredire a doppia cifra anno su anno».

Per i prossimi due anni è atteso uno sviluppo del 2,7% del giro d’affari e nel 2018 sono attese almeno 20 mila nuove assunzioni nel settore. La Distribuzione italiana vale circa 920 miliardi di euro realizzati attraverso una rete di 750 mila punti vendita. Tra le indicazioni più importanti il ruolo positivo assunto sul mercato consumer dalla convergenza tra commercio tradizionale e commercio digitale. Questo a conferma della postcanalità come tratto essenziale della trasformazione del Retail italiano e internazionale.

Nel quadro generale di ottimismo non mancano però le preoccupazioni: per Findomestic, ad esempio, i consumi delle famiglie nell’immediato potrebbero risentire negativamente dell’impennata del caro-scuola (+13% sul 2016). E la disoccupazione possibile rimane un incubo non esorcizzabile.