Target, 7 miliardi dollari per la nuova era del retaili americano

15 mar 2017
Target è per dimensioni il secondo soggetto del retail americano, e occupa il 38° posto tra i Fortune 500. Con 1800 punti vendita e una forza lavoro composta da 340.000 persone (dati National Retail Federation) è, come già osservavamo su questa pagine nel settembre scorso, “un punto di osservazione indispensabile a rilevare e comprendere la ristrutturazione in corso nel Retail americano, di ovvia importanza per tutto il settore nel mondo”. La crisi di ristrutturazione che caratterizza da tempo il Retail americano particolarmente nei suoi brand più importanti ha ovviamente interessato anche Target, che nel 2016 ha registrato una flessione vendite in misura significativa, scendendo dai 73 miliardi di dollari del 2015 ai circa 69 miliardi di dollari dell’anno appena concluso.   Il buon risultato raggiunto nelle vendite online (+34% nel corso del terzo trimestre) non ha permesso di compensare le perdite registrate sul canale di distribuzione tradizionale, determinando per il titolo una flessione in borsa fino al recentissimo record negativo del 12%, il risultato peggiore da otto anni a questa parte. Brian Cornell, CEO di Target, dopo avere ammesso le difficoltà contingenti ha parlato della necessità di adeguarsi a un "cambiamento epocale" del Retail determinato dalle nuove tendenze di consumo; queste impongono un’esperienza d’acquisto più veloce, su più canali ma omogenea, più conveniente. Queste tendenze hanno creato difficoltà a tutti i retailer tradizionali, e la differenza tra questi è data dalla rapidità e dall’efficacia delle risposte ai mutamenti del mercato: nel suo ultimo trimestre, per esempio, WalMart ha registrato un aumento delle vendite nei negozi aperti da almeno un anno. Nordstrom, Macy e Kohl, invece, hanno accusato un calo nelle performances dei propri negozi e proprio la scorsa settimana J.C. Penney ha annunciato l'intenzione di chiudere 140 punti di vendita.   Cornell ha detto di non aver visto un tale numero di rivenditori in difficoltà dall’ondata recessive del 2009. Se una contrazione delle reti distributive dei principali concorrenti potrebbe a prima vista agevolare Target, la successiva spinta promozionale metterà invece pressione sulle proprie attività. Questo, per competere, significherà rivedere i prezzi al ribasso e accettare minori profitti. Target appoggerà il proprio piano di rinnovamento a un investimento da 7 miliardi di dollari in tre anni, che per il suo CEO significherà l’inizio di una “nuova era del retailing”. La nuova strategia costerà al colosso americano un miliardo di euro di profitti (Target ha registrato un utile netto annuale nel 2016 di 3,392 miliardi di dollari). Il piano prevede il rinnovamento entro il 2019 di più di 600 negozi, che saranno ridisegnati dando maggiore spazio allo storytelling moda e ai servizi digitali. Saranno aperti più di 100 negozi di formato più piccolo nelle città e nei campus universitari, di cui un terzo già nel corso di quest’anno. Sulla scorta dei lusinghieri risultati ottenuti con il nuovo marchio di abbigliamento per l’infanzia Cat & Jack, introdotto meno di un anno fa, e che già nel 2017 dovrebbe garantire un turnover di 1 miliardo di dollari, verranno inoltre lanciati nei prossimi due anni 12 nuovi brand per un volume di nuove vendite pari a 10 miliardi di dollari.