Rapporto Coop, punto e a capo

Rapporto Coop 2018
19 gen 2019

La versione definitiva del Rapporto Coop 2018, pubblicata agli inizi dell’anno, colloca la distribuzione e i consumi italiani in un contesto difficile. Nessuna sorpresa, considerando la presentazione dell’anteprima del Rapporto tenuta a Milano nel settembre scorso.

In quella circostanza, il presidente di Coop Italia Marco Pedroni, era stato esplicito. “La ripresina che stavamo sperimentando sembra essersi fermata. Le vendite nei primi otto mesi del 2018 sono calate dello 0,8% con l’incertezza nel paese che fa da freno”.  Incertezza, ad ogni modo, ampliata in questi giorni dalle previsioni di Bankitalia sul 2019 italiano. In considerazione, soprattutto, di una possibile recessione.

L'Italia dei consumi e gli altri

Il Rapporto Coop 2018 analizza l’andamento internazionale dei consumi delle famiglie, considerando le principali economie nell’area Euro (oltre all’Italia, Germania, Francia e Spagna) e negli altri continenti (Stati Uniti, Canada, Cina, India e Australia). L’Italia è, tra i Paesi in esame, quello che ha segnato il progresso più contenuto. Secondo il Rapporto Coop, infatti, in un ipotetico contatore dei consumi dall’inizio del millennio a oggi, l’Italia di oggi è del tutto simile al Canada del 2007, all’Australia del 2009 e agli Stati Uniti dei primi anni Novanta.

Limitando l’osservazione all’Europa, l’Italia è fanalino di coda: i consumi delle famiglie italiane sono calati del 2,2% dal 2010 ad oggi. Stabili, al contrario, in Spagna e in crescita decisa nel Regno Unito, in Germania e Francia, con variazioni comprese tra il 10 e il 13%. Nel 2018, l’incremento italiano (+0,7%) risulta il più basso tra le grandi economie europee. In particolare, la crescita del potere d’acquisto è sempre più modesta, frenata dalla fragilità del mercato del lavoro e dalla conseguente stagnazione dei salari.

La rete distributiva

Continua, in ogni modo, la riduzione della rete distributiva italiana. Nel 2017, anno preso a riferimento per i dati di consuntivo finali, il saldo negativo tra aperture e chiusure è di 4.000 punti vendita. È lo 0,6% dell’intera rete italiana in sede fissa. Si riduce anche la superficie di vendita complessiva, nonostante l’aumento di metratura registrato per le catene di distribuzione non alimentare. Il fenomeno è tipico dei comparti più colpiti dalla crisi dei consumi, fashion in primo luogo.

Andamento della spesa

Nel primo semestre del 2018, la spesa in prodotti alimentare si attesta al + 1% (1,3% nel 2017). In crescita, inoltre, l’elettronica di consumo (+ 2,1%). Sensibile, al contrario, la flessione generi casalinghi durevoli e non (-1,4%), cartoleria e carta stampata (-3,4%), abbigliamento (-1,7%), calzature e articoli in cuoio (-2,3%), giocattoli (-1,6%) e prodotti farmaceutici (-2,1%).

 

Tra acquisti anticipati e timori di recessione (14 gennaio)