Prime Day? Tira la volata al gruppo

Prime Time
19 lug 2019

“Prime day, lead the way”. In lingua inglese, la sintesi sarebbe perfetta. Perché, di fatto, molti concorrenti di Amazon hanno beneficiato delle offerte del periodo. Mettiamo da parte le trionfali e stucchevoli dichiarazioni del giorno dopo (tipiche del prime day come per single’s day, black Friday e cybermonday), per altri elementi degni di nota.

Prime Day o Prime Time

Amazon afferma che le vendite di Prime Day 2019 hanno superato le vendite combinate di Black Friday e Cyber Monday 2018. Sostiene, inoltre, di avere venduto più di 175 milioni di articoli quest'anno, rispetto ai 100 milioni dello scorso anno.

Prime Day, però, sta perdendo la connotazione originale di promozione destinata agli abbonati al servizio. Di fatto, i giorni della metà di luglio si sono trsaformati in una vera e propria festa nazionale della vendita al dettaglio. Più di 250 retailer americani concorrenti hanno sfruttato l'impennata del traffico sul web nella ricorrenza. Questo, secondo RetailMeNot, che traccia i coupon online. Per alcuni, il “Prime Day” è stato declinato nell’assonante “Prime Time”.

Walmart, per esempio, ha lanciato un "evento di risparmio estivo" chiuso solo nella notte di mercoledì. Target, eBay, Macy's e Best Buy sono altri dei grandi protagonisti del retail americano che si sono gettati nella mischia.

Positivi i dati sulle vendite negli Stati Uniti, resi noti oggi da Adobe Analytics, per i grandi distributori (quelli con oltre un miliardo di entrate annuali). Si è registrato, infatti, un aumento del 64% delle vendite e-commerce nella giornata di lunedì 15 luglio, se confrontato con la media dei lunedì. Un buon miglioramento, rispetto al 54% realizzato lo scorso anno. 

Anche i piccoli distributori (meno di 5 milioni di dollari di fatturato annuo) hanno beneficiato del grande traffico del momento. Per loro, un aumento del 30% delle vendite online il lunedì.

L'incognita

A questo punto, però, c’è un dato essenziale da comprendere, che le analisi successive al Prime Day non possono chiarire. Nessuno può dire ancora, infatti, se per i compratori si tratta di acquisti d'impulso, indotti dagli sconti del momento ed enfatizzando, quindi, il valore della promozione. O se questi, invece, aspettano questa festa commerciale estiva per la maggiore convenienza di prodotti che avrebbero acquistato, comunque, nel corso dell'anno.

In quest’ultimo, caso gli effetti negativi potrebbero essere accusati già nel prossimo periodo del “back-to-school” e nello shopping natalizio.

Secondo Edited, società specializzata nella ricerca di mercato sul settore, i tassi di sconto più alti sembrerebbero non di Amazon, bensì di Walmart, Macy's, Zappos, Nordstrom e Zara. Già nel 2018, peraltro, lo sconto medio dei rivenditori concorrenti era del 42,7%, rispetto al 39% del 2017.

 

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