Negozi di vicinato, nessuna luce in fondo al tunnel

negozi di vicinato
30 ott 2018
La crisi perdurante dei negozi di vicinato è resa chiara dai dati ISTAT relativi al periodo 2006-2016. Il saldo negativo è di 100.000 unità e di 535.000 lavoratori indipendenti del settore.

In Italia, dal 2006 al 2016, sono spariti 100.000 negozi di vicinato. Questi i dati resi noti dall’ISTAT relativi alle imprese commerciali con meno di dieci addetti. Non è certo un nuovo allarme, e al dato dei negozi si aggiunge quello dei lavoratori indipendenti del settore, in calo di 535.000 unità.

A completamento del dato statistico, la sintesi usata dall’istituto nazionale non lascia margini di dubbio: “seppure con una significativa variabilità tra i comparti e nell’evoluzione temporale, tutte le tipologie di esercizi registrano, in tutti gli anni considerati, tassi di mortalità superiori ai rispettivi tassi di natalità, con pochissime eccezioni”.

Questa tipologia di distribuzione pesa per oltre il 90% in termini di numerosità, circa il 40% del fatturato e il 60% degli addetti.

La posizione assunta da Confesercenti riflette l’emergenza ormai evidente: “Deregulation, crisi e calo della spesa stanno distruggendo i negozi di vicinato. Ora il governo apra una nuova fase con provvedimenti congrui per garantire piena ripresa del mercato interno”.

Ad aumentare la preoccupazione delle parti sociali interessate, i dati Istat indicano anche la flessione della crescita del Pil tra il secondo e il terzo trimestre. Un cedimento dall’1,2 allo 0,8%. Associata all’andamento dei consumi, il cui tasso di crescita è il peggiore risultato dal 2014 (inferiore al punto percentuale), se ne assume facilmente la negatività.

Già nei mesi scorsi l’attenzione sul commercio al dettaglio si era alzata per la polemica sulle controverse chiusure domenicali. Per il presidente di Codacons, Carlo Rienzi: «Se davvero si disporranno le chiusure domenicali, i piccoli negozi scompariranno letteralmente dalle città».

Per il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori, Massimiliano Dona, il continuo turn-over negativo del comparto ha come causa prima la contrazione dei consumi indotta dalle difficoltà economiche delle famiglie. “E’ la recessione il problema dei negozi di vicinato, non certo la libertà apertura”. E aggiunge i numeri a supporto della sua convinzione: la liberalizzazione delle aperture è stata disposta nel 2011, ma già nel 2008 le vendite alimentari segnavano+1,3% per la GDO e -1,7% per piccoli negozi. Nel 2009, l’anno peggiore della crisi, questi subiscono un rovescio nella misura del 3,2%, a fronte di un più modesto -0,4% della GDO.