Largo Consumo, navigazione a vista

largo consumo
Michele Caprini
05 giu 2019

Per il mercato italiano del largo consumo, potremmo ricorrere a popolari metafore, quali il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto oppure la doccia scozzese. Sempre opportuna per l'osservatore, comunque, la prudenza. Le indicazioni negative degli ultimi giorni, infatti, contrastano le positività rilevate nel primo quadrimestre.

Gennaio-aprile

Qualche settimana fa, le stime presentate sul largo consumo da Nielsen tendevano all’ottimismo, grazie una crescita globale a valore nei primi quattro mesi dell’anno.

Le vendite della GDO nel periodo gennaio-aprile 2019 risultavano, per i ricercatori della società, in aumento a valore del 2,3%. Il food ne era il trascinatore indiscusso. Guidava il comparto frutta e verdura (+3,9%), poi bevande (+3,5%), carne (+3,2%), prodotti per animali (+3,0%), prodotti da forno (+2,8%), gelati e surgelati (+2,7%).

Le vendite pasquali, alla fine di aprile, sembravano un ulteriore conferma del buon momento. Nello stesso senso, infatti, le valutazioni di IRI, che evidenziavano altre importanti misure. Il vantaggio, per esempio, dell’area “fresco” rispetto ai reparti «chimici», allo stesso livello o in calo rispetto ai valori del 2018.

I prezzi medi, alla fine del quadrimestre, erano aumentati di circa mezzo punto percentuale. In aumento era stata rilevata anche la pressione promozionale: +0,6 punti.

Supermercati e Discount tra i canali distributivi che più hanno beneficiato della domanda. Momento discreto anche per le reti distributive “Casa e Persona”, ma con un tasso di crescita inferiore allo scorso anno.

Marca del distributore e sostenibilità

Nessuna sorpresa, poi, per quanto riguarda il passo diverso dei prodotti a marca del distributore messi a confronto con i marchi industriali. Questi ultimi rimangono sostanzialmente statici, mentre i primi guadagnano ulteriore spazio adeguando l’offerta, in ogni segmento, ai nuovi trend al consumo. Se ne avvantaggiano i produttori BIO e chi si caratterizza per la garanzia sull’origine dei prodotti.

Andamento, peraltro, del tutto coerente con il continuo progresso internazionale dei prodotti sostenibili. Solo negli USA, i consumatori con questo particolare propensione spenderanno fino a 150 miliardi di dollari in beni FMCG entro il 2021.

Nella rilevazione Nielsen, però, i dati positivi del largo consumo non nascondevano un sentimento meno positivo da parte dell’imprenditoria, anche in confronto ai consumatori.

Risultavano i freni maggiori all’ottimismo la percezione dell’andamento generale dell’economia  e le chiusure domenicali. Queste, per Nielsen, potrebbero incidere non solo sul computo delle vendite, ma anche sulla competizione tra le insegne, date le diversità dei formati distributivi.

Un'altra frenata

Nella parte finale di maggio, purtroppo, inversione di tendenza. Con la flessione del 2,87% nella settimana dal 20 al 26 del mese, il dato progressivo dal 1°gennaio si ferma a un risicato 0,28%. La tendenza sembra all’ulteriore indebolimento.

Assumendo l’osservazione dal punto di vista geografico, nel periodo considerato tutte le macro-aree hanno accusato il colpo, ad eccezione del Sud, in crescita dello 0,80%. La flessione maggiore nel Nord-est, che ha perso il 4,60%, mentre Nord-ovest e Centro Italia hanno sono andati in rosso del -3,38% e del 2,58%, rispettivamente.

L'eventualità di una crisi già a medio termine, il possibile aumento dell’IVA, la pressione fiscale sono le principali negatività che l’incertezza del quadro politico non fa che aumentare. E altre variabili, pur positive come il food online, non sembrano ancora prospettarsi come leve decisive di aumento della spesa.

Azzardare delle previsioni sulla domanda è quanto mai difficile. La navigazione a vista, per ora, sembra l’unico orientamento possibile.