High Street, gioie e (tanti) dolori

high street
22 lug 2019

Le high street, le strade principali ad alto traffico pedonale, sono un comparto del retail in profonda trasformazione. L’andamento è differenziato nelle varie città occidentali, e il rincaro degli affitti viene segnalato come uno dei più forti elementi di crisi. Talmente forte, questa, da richiedere in un caso l’intervento del governo.

New York

Secondo il gigante immobiliare CBRE, sulla Fifth Avenue di New York, tra le più famose high street del mondo, nel tratto compreso tra 49a e la 59a strada circa un negozio su sei è attualmente disponibile per l'affitto. In un perimetro appena più largo, negli ultimi 18 mesi hanno chiuso i loro negozi più prestigiosi Ralph Lauren, Tommy Hilfiger, Gap, Calvin Klein, Saks Fifth Avenue ealtri ancora. Per Henry Bendel e Lords&Taylor si tratta, addirittura, di cessazione di attività secolari (1913 e 1914, rispettivamente).

L’Italia

Per quanto riguarda Milano, il turnover nelle high street nell’ultimo trimestre 2018 è stato di 77 retailer in uscita, 69 in entrata. Le chiusure di American Apparel e H&M hanno lasciato il segno, ma l’iniziativa di Zara e l’arrivo di nuovi brand come Starbucks, Primark e Uniqlo dimostrano che l’attrattività della zona è sempre alta.

A Venezia sono otto le attività di piazza San Marco a rischio. Tra queste, una vera e propria istituzione mondiale come il Caffè Florian. L’origine del problema è nella nuova normativa del Demanio sul rinnovo delle concessioni dei locali in affitto. Insostenibile, secondo gli esercenti.

A Roma, Burberry lascerà la boutique da 700 metri quadrati nella high street capitolina per definizione, via Condotti. Si parla di canoni all'anno da 10 mila ero al metro quadrato. Solo via Montenapoleone, a Milano, è più cara.

Prezzi medi nominali immobiliare commerciale (Fonte: Scenari immobiliari)

Inghilterra, allarme rosso

Qui la contrapposizione tra retail fisico e commercio elettronico è vissuta in termini drammatici. Tra il 2007 e il 2018 le vendite online sono aumentate di 6 volte, a oggi quasi il 20% del totale, e la distribuzione tradizionale è rimasta al palo (Ufficio nazionale di statistica).

Le high street che si affidano alla vendita al dettaglio tradizionale senza spazio per gli uffici e le abitazioni, lottano per sopravvivere. Questo, secondo la British Property Foundation.

Ne luglio dello scorso anno, il Segretario di Stato per le comunità e gli enti locali ha formulato due raccomandazioni principali al Cancelliere e al Segretario di Stato.  La prima è l’istituzione di una High Streets Taskforce, la seconda un nuovo fondo per sostenere il rinnovamento e la ristrutturazione delle strade principali e dei centri urbani.

Di conseguenza, è stato istituito un nuovo Fondo per il futuro delle strade principali da 675 milioni di sterline per aiutare le amministrazioni locali ad attuare i cambiamenti necessari.

Le risorse saranno destinate a infrastrutture fisiche - compresi il miglioramento dell'accesso ai trasporti pubblici e di altro tipo, del flusso e della circolazione nel centro città, la riduzione della congestione – e alla rigenerazione delle high street nel patrimonio culturale.

Competitività

Certo, non è pensabile per tutte le high street del mondo si possano usare uguali misure di rilancio. Le città di particolare valore turistico ed artistico sono, ovviamente, avvantaggiate. Arte e cultura, infatti, sono supporti formidabili dal punto di vista esperienziale.

L‘Italia, in questo senso, può vantare un importante vantaggio competitivo. Ma, anche nei suoi centri più importanti, le prospettive di sviluppo saranno condizionate dal mercato immobiliare. E la relazione dei retailer con le amministrazioni locali e col settore turistico sarà decisiva.

 

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