Grocerant, l'ibridazione obbligata della GDO

Grocerant
Michele Caprini
09 dic 2019

Grocerant, il cibo detta le regole: il supermercato è ibrido, o non è. Ne parlavamo quasi due anni fa, quando il retail e la ristorazione stavano acquisendo consapevolezza di un nuovo percorso comune. Inaspettato, sul mercato italiano, fino a poco tempo prima.

I nostri eventi riservati alla ristorazione, del resto, hanno qualificato la risposta tecnologica alle nuove tendenze di consumo, che premiano in misura crescente il consumo fuori casa e l’acquisto “food and go” di cibi pronti.

Per la GDO, gestire in modo corretto la reciprocità dei fenomeni è diventato un bisogno. Non può più limitarsi a distribuire la produzione agroalimentare, né considerare la ristorazione un affare di terzi.

Grocerant è un neologismo che rappresenta il cambiamento del retail in quella sua parte, che è nuova identità a tutti gli effetti. Il termine deriva dall’unione delle parole “grocery store” e “restaurant”. Non indica soltanto la crescente volumetria riservata nei supermercati all’offerta “grab and go” di cibi appena cucinati per il consumo veloce, ma la tendenza sempre più forte alla creazione di aree specifiche e opportunamente attrezzate per il consumo stesso, con il servizio al tavolo o senza.

Una prospettiva strategica 

Aree di sosta quanto mai importanti, per il retail far rimanere il cliente all’interno degli spazi commerciali è ormai prioritario quanto consentirgli di vuotare gli scaffali, riempire il carrello al meglio e il più possibile e andarsene. Il bancone della gastronomia si allarga, cambia la sua stessa natura e diventa alternativa netta e complementare ai crescenti modelli di business che puntano sul negozio senza cassa. Questo, mentre i servizi di food delivery sono, senza alcun dubbio, il fenomeno più rilevante della ristorazione negli anni dieci.

Per i nuovi consumatori, grocerant è la risposta migliore alla mancanza di tempo (e di voglia) da dedicare alla cucina e alla certezza della qualità. Il tutto, in una dimensione di spesa accettabile. Per il retailer, grocerant significa aumentare o preservare i volumi di vendita, con margini migliori rispetto alla tradizionale vendita a scaffale.

 

L'omnicanalità del cibo

Guardando al mercato americano, riferimento obbligato dell’evoluzione per il nostro occidente, i dati sono quanto mai chiari. Nel 1985 circa il 60% delle vendite di generi alimentari avveniva all’interno del supermercato o, comunque, del negozio di alimentari, e il restante 40% era dominio della ristorazione. Oggi, la spesa nei punti di ristoro rappresenta più della metà del totale (1.6 trilioni di dollari) delle vendite alimentari complessive, superando per un punto percentuale la distribuzione classica.

Se la separazione dei canali di vendita, per il retail, non ha più senso strategico e si afferma l’omogeneità di offerta omnicanale, anche i confini tra distribuzione e distribuzione tendono a perdere ragione d’essere. Stile di vita e convenienza guidano la trasformazione. Secondo il Food Marketing Institute il 65% degli americani non sa cosa ci sarà per cena due ore prima di sedersi a tavola e, di conseguenza, il 15% pensa a rimediare con la gastronomia e i cibi pronti. Kroger, secondo retailer del paese dopo Walmart, ha lanciato Kitchen 1883, un modello di ristorante complementare alla vendita di alimentari effettuata nei supermercati a fianco.

Non solo America

Il Giappone è una delle aree a più alta densità di sviluppo grocerant. Il gigante della distribuzione AEON Retail procede alla ristrutturazione dei suoi punti vendita a decine di unità ogni anno. Stesse finalità per un altro importante soggetto, Seijo Ishii, che sta creando una catena di wine bar e ristoranti.

In Italia, allo stesso spirito risponde, con un progetto di ampio respiro, Iper la Grande I. “Maestoso” è il nuovo concept store che, a Monza, unisce distribuzione classica e ristorazione in un unico spazio. Il mercato è al piano terra e “la corte” al piano superiore, con sei aree diverse di degustazione. “Maestoso” è uno dei modelli di sviluppo del grocerant italiano.

È un passo ulteriore di sviluppo dato dalla centralità del cibo anche nei centri commerciali. Si prevede, entro il 2020, una riconfigurazione degli spazi dedicati alla ristorazione per il 20% della superficie commerciale complessiva.  All’inizio degli anni duemila, era solo il 7%.

 

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