Greta, i clienti in piazza e la supply chain

Michele Caprini
13 ott 2019

Greta Thunberg e il retail, associazione azzardata? No, nelle piazze green che si sono imposte all’attenzione del mondo hanno fatto (confusamente) la parte del leone i compratori del presente e dell’immediato futuro. Da questi, comunque, non si può prescindere.

Non serve esibire statistiche sulle tendenze al consumo, insomma, la sostenibilità è driver decisivo di consumo ormai acclarato. Per chi cerca conferme e numeri, una semplice ricerca in rete basta e avanza.

Da parte del retail, e dei comparti di produzione complementari, non c’è più deficit di attenzione, tutt’altro. A due settimane dalla sua apparizione, il nuovo spot pubblicitario della Coop, tra i promotori dei “sabati dell'acquisto sostenibile”, ha trovato altissimi gradimenti e indotto vivaci reazioni (tra gli agricoltori, soprattutto).

Non pochi indicatori di ricerca individuano nei brand e nei distributori, molto più che nelle istituzioni, gli interlocutori veri dell’emergenza per le nuove generazioni di consumatori. E questo, indiscutibilmente, è un fattore di considerevole importanza.

Fashion

In un’intervista del 2 ottobre al sito Retail Touch Points, Sue Welch, CEO di Bamboo Rose, una delle grandi piattaforme internazionali di servizi per il retail e la supply chain, ha sintetizzato la nuova realtà. 

“Solo quattro o cinque anni fa, la sostenibilità si faceva a parole, ma adesso è un movimento sociale”. Nello scorso agosto 32 grandi firme della moda e della distribuzione mondiale hanno siglato il G7 Fashion Pact., finalizzato alla riduzione del riscaldamento globale. Tra queste, Gap, Nike, H&M Group, Inditex, Selfridges, Galeries Lafayette e Nordstrom. Questo è il primo tema, per importanza, del movimento globale che ha a simbolo Greta Thunberg.  

Ben oltre le considerazioni puramente etiche sul tema, Sue Welch tratta della profittabilità delle nuove pratiche.  “La sostenibilità può garantire risparmi sui costi. Nella produzione di abbigliamento, circa il 15% del tessuto finisce sul pavimento da taglio. Ridurre tale percentuale al 10% o al 5% è un'enorme opportunità per risparmiare denaro. La sostenibilità è il motore, ma il cambiamento è l'efficienza”.

Ristorazione

Nella ristorazione, il problema è quanto mai sentito e motore di iniziative innovative. Too Good To Go è un'applicazione, attualmente disponibile in nove paesi del mondo con 21.000 partner e 8,3 milioni di download, per vendere con lo sconto cibo in eccesso da ristoranti e rivenditori.

In Svezia, dall’anno scorso, “Karma” consente ai 2000 partner ospitati sulla piattaforma di vendere il cibo in eccedenza con uno sconto del 50%. L’app, oggi, conta 500.000 utenti in 150 città di Svezia, Parigi e Londra.

Nell'Europa occidentale, peraltro, sta prendendo piede rapidamente il tema, complementare, di “zero rifiuti”. Bulk Market e Zero Waste Shop nel Regno Unito aprono la strada a questa filosofia di consumo, e in un contesto digitale tutt’altro che disprezzabile.

GDO

Nella GDO si moltiplicano le iniziative a difesa dell’ambiente, non più soltanto sulle tre premesse solite “ridurre, riciclare, eliminare”, ma anche con progetti territoriali.

È il caso della catena italiana discount MD, 2,3 miliardi di fatturato nel 2018 con 700 punti vendita, impegnata sulle emissioni dell’autrotrasporto e sulle aree verdi.  A cui aggiungere la tedesca Lidl, nona insegna della GDO italiana, che punta su energia e suolo.

La sostenibilità è, ormai, un parametro di valutazione irrinunciabile dei modelli di business. Trascurata o sottostimata, determina conseguenze gravi nella relazione coi consumatori. Già in tempi brevi, ormai.