Orari e aperture festive: nel Retail italiano è "tutti contro tutti"

19 apr 2018

Orari e aperture festive sono da anni terreno di scontro tra tutte le componenti della GDO: imprese, lavoratori, sindacati e consumatori. Nelle ultime settimane il confronto è ripreso su premesse ancora più dure e non c’è soggetto del Retail italiano che non abbia preso posizione al riguardo. Fino ad arrivare al “tutti contro tutti”.

In Liguria nei giorni scorsi la CGIL ha proclamato uno sciopero dei dipendenti del commercio, affinché i circa 15mila dipendenti genovesi e i loro colleghi liguri non accettino turni di lavoro nelle catene della GDO o negli esercizi commerciali sia il 25 aprile che il Primo maggio prossimi. Al tempo stesso da Cisl e Uil arriva un appello all’astensione, che sancisce la spaccatura tra i sindacati sulle modalità di opposizione alle aperture festive. «Lo sciopero non ha senso. L’articolo 142 del contratto collettivo del commercio dà la possibilità ai lavoratori di astenersi nei giorni festivi. Invitiamo a farlo perché quelle giornate vanno dedicate a recuperare forze a livello psico-fisico e a trascorrere qualche ora in famiglia».

In occasione della Pasqua, però, i sindacati di categoria di Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato lo sciopero in termini unitari in Emilia Romagna, Toscana, Puglia, Lazio e Sicilia. In queste ultime due regioni sciopero previsto, inoltre, secondo le modalità della Liguria. Le parole d’ordine dell’iniziativa non lasciavano spazio ai dubbi: "La festa non si vende" e "Vi romperemo le uova nel paniere". E a Torino la serrata è stata comune a tutti i centri commerciali.

Per Confimprese, l'associazione che riunisce oltre 300 marchi nel settore, l’iniziativa contro la liberalizzazione degli orari e delle aperture "è l'ennesimo controsenso di un Paese che ha dato il via al libero mercato ma non si adegua alle esigenze del Retail, che crea occupazione e fa girare l'economia".

L'Unione Nazionale Consumatori affronta il problema in questi termini: "Se hanno chiuso molti piccoli negozi è per via della crisi e dei consumi ancora al palo. Se le famiglie si sono spostate dai negozi di vicinato alla GDO e ai discount è solo perché, non riuscendo ad arrivare alla fine del mese, sono in costante ricerca di offerte promozionali e sconti. Se invece di fare contratti di lavoro part-time di tipo verticale per il week-end ci sono commercianti che sfruttano i dipendenti, imponendo orari di lavoro impossibili, allora si combattano gli abusi".

Per il Codacons "Fa sorridere che chi oggi protesta contro orari e aperture festive siano gli stessi soggetti che piangono la crisi del commercio e la forte disoccupazione".

Per Federdistribuzione la liberalizzazione di orari e aperture festive troverebbe favorevole il 65% degli italiani.

Confesercenti, da parte sua, definisce "un disastro la deregulation totale del commercio, voluta nel 2011 dal Governo Monti. Non solo per i lavoratori, che si sono visti privare del riposo domenicale, ma anche per i negozi indipendenti. Dal 2012 ad oggi l'aumento di competizione innescato dalla deregulation ha indotto la perdita di oltre il 3% di quote di mercato: circa 7 miliardi di euro di vendite travasate dai negozi alla GDO, e conseguente di cessazione di almeno 90mila esercizi".

Sembra quanto mai lontana la mediazione tra le ragioni del lavoro, dell’impresa e dei consumatori.