Food online: è in ritardo, per fortuna

food online
Michele Caprini
12 giu 2019

Il food online soffre il prezzo della consegna. È storia vecchia, ormai, come le abitudini dei consumatori rispetto al cibo. Nelle categorie del “fresco” non funzionano le regole del largo consumo confezionato: si compra solo ciò che si vede (e che si tocca). 

Il mercato italiano

Data questa premessa, ogni riferimento al nostro food online parrebbe “doverosamente” negativo. Non è così, perché l’eCommerce italiano del cibo, sempre alla rincorsa dell’Europa, con la sua crescita ha permesso anche quella, debole, della distribuzione italiana.

Per Marco Colombro, manager di IRI, “In Italia il valore del food online è stato di circa 450 milioni di euro nell’anno terminante a marzo 2019. Poco meno dello 0,8% del totale della distribuzione, ma in un contesto di sostanziale stagnazione del largo consumo ha di fatto trainato la crescita del comparto. La crescita, oltre il 35%, è molto significativa in canali abituati a variazioni tendenziali poco dinamiche”.

L'Europa e gli Stati Uniti

Resta, però, il ritardo sostanziale rispetto agli altri mercati dell’occidente. Il peso del food on line sul totale della distribuzione in Germania è all’1,3%, in Francia al 4,7% e in Gran Bretagna al 6,7%.

Negli Stati Uniti il settore alimentare e delle bevande vanta la crescita più rapida dell’eCommerce. Secondo eMarketer, uno dei più importanti brand internazionali della ricerca di mercato, nel 2018 il valore del segmento è stato di 18 miliardi di dollari. Nel 2019 dovrebbe toccare quota 22 miliardi, per arrivare a 40 nel 2022. Numeri importanti, a prescindere dalle forti diversità del target americano rispetto al nostro.

Il valore assoluto è previsto, quindi, al sostanziale raddoppio in quattro anni. Il tasso di crescita, inevitabilmente, è destinato a una flessione nel tempo. Dal 24,2% sulle vendite del comparto nel 2018 al 19,4% nel 2022.

Regola comune

Anche in questo mercato, comunque, i consumatori restano riluttanti ad acquistare nelle categorie chiave, come gli alimenti freschi e i surgelati. Più della metà dei compratori digitali americani ha acquistato snack confezionati come patatine, biscotti e caramelle. E più di un terzo ha acquistato prodotti secchi/da forno come cereali, farina e pasta. Prodotti deperibili come frutta e verdura, uova e latticini, carne, pollame e frutti di mare sono stati acquistati da meno di un quarto degli acquirenti.

Restare a bordo

Se, per adesso, questo genere di eCommerce resta nel nostro paese un’attività marginale, la presenza sul web non è un’opzione ma un obbligo. I tassi di crescita dicono chiaramente che nessun retailer può chiamarsi fuori, pena il rischio dell’esclusione da un business destinato ad avere ben altro peso in futuro.

A medio termine, infatti, l’incidenza del food online sul totale della distribuzione potrebbe raddoppiare. Ne sarà premessa decisiva l’offerta di servizi innovativi sia in fase di ordine che di consegna.