Flagship Store, aria di burrasca: chiude anche H&M a Milano

29 mag 2017

“La decisione è legata alla sostenibilità economica di questi specifici negozi. Il settore retail è in continua evoluzione e l’azienda deve adeguarsi a questi cambiamenti”. Poche parole della direzione H&M per spiegare la decisione di chiudere il prossimo 31 luglio, a saldi conclusi, il flagship store in Piazza San Babila a Milano, da cui partì nel 2003 l’espansione italiana del brand.

La decisione di chiudere questi negozi è legata alla specidica sostenibilità economica» spiega il Gruppo svedese, indicando che «il settore retail è in continua evoluzione e l’azienda deve adeguarsi a questi cambiamenti»

Il caso Ralph Lauren a NYC

Un colpo forse meno forte dell’analoga decisione di chiusura di un altro celebre flagshipstore, quello di  Ralph Lauren a New York, ma comunque non indifferente. Di sicuro il negozio è uno dei nodi strategici del Retail mondiale. Negli USA la ristrutturazione prosegue a ritmi forzati, in particolare proprio nel fashion e i numeri sono quanto mai indicativi. Abercrombie & Fitch e Guess elimineranno 60 negozi ciascuno, Sears (150), The Limited (250), American Apparel (104) e Wet Seal (171) hanno già abbassato le saracinesche. Della crisi di Aeropostale abbiamo parlato a più riprese su queste pagine.

In Italia

La ristrutturazione mondiale non poteva non interessare anche l’Italia. Non ha fatto quindi scalpore la sorte dei due flagship store di American Apparel, a Roma e Milano. Non si è realizzata la speranza di mantenere anche solo nel breve periodo un futuro per i negozi italiani: il brand californiano è stato rilevato in asta lo scorso gennaio dalla canadese Gildan Activewear che però non ha rilevato nessuno dei 110 store attivi. Il negozio milanese di American Apparel, famoso anche per le proprie inusuali campagne pubblicitarie, aveva aperto in Porta Ticinese proprio dieci anni fa. I tempi della competizione internazionale nel Retail si stanno accorciando a ritmi vertiginosi.