Coronavirus, vulnerabilità e reazioni del retail internazionale

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Michele Caprini
29 gen 2020

In Cina, il numero di contagi del coronavirus di Wuhan ha superato quello del 2002-2003 legato alla Sindrome respiratoria acuta grave (Sars). Questo, secondo le stime in base ufficiali dell'Organizzazione mondiale della sanità. Nella cosiddetta Grande Cina - includendo Hong Kong, Macao e Taiwan - i casi confermati sfiorano le 6.000 unità, i casi sospetti circa 10.000. 

 

Contraccolpi

Prevedibili, e puntualmente avvenuti, i riflessi sul retail internazionale, soprattutto per i beni di lusso e la ristorazione. La conferma della trasmissione da uomo a uomo del nuovo ceppo di coronavirus in Cina ha indotto contraccolpi finanziari con svendite sulle borse. Beni di lusso e ristorazione sono tra le evidenze maggiori della crisi.

La borsa di Hong Kong ha segnato un ribasso del 3,03. In Europa, nelle prime contrattazioni i titoli di LVMH Moët Hennessy - Louis Vuitton SE sono calati del 2,49%, quelli di Kering SA e Compagnie Financière Richemont SA oltre il 3%. Calo significativo, sui mercati asiatici, per tutti i brand del turismo e della cosmetica.

Va ricordata la stretta dipendenza tra il settore luxury e il turismo, anche in considerazione della spesa sostenuta dai viaggiatori cinesi nei loro soggiorni all’estero. Con maggiore o minore enfasi, gli analisti di mercato sottolineano i rischi per le aree ad altro traffico commerciale come centri commerciali e ristoranti.

Starbucks ha annunciato la chiusura temporanea di oltre 2000 punti vendita paese, con le conseguenze del caso sui risultati del proprio esercizio annuale. Nei giorni scorsi, decisione simile per McDonald’s, che ha chiuso dei suoi ristoranti a Wuhan, Ezhou, Huanggang, Qianjiang e Xiantao. Nonostante le celebrazioni del nuovo anno lunare, Disney ha chiuso il grande parco d’intrattimenti e il resort di Shanghai a tempo indeterminato.

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Presenza decisiva

Ai provvedimenti adottati in risposta alla necessità di prevenzione e controllo dell’epidemia, si sono assommate le decisioni di alcune grandi compagnie di trasporto. British Airways ha sospeso tutti i voli da e per la Cina. Lion Air, la più importante compagnia aerea del sudest asiatico, che ha deciso di interrompere tutti i voli da e per la Cina a partire dal 1° febbraio.

Molti attori del mercato del lusso hanno deciso di reagire alla situazione con un generoso contributo. Il 27 gennaio LVMH ha annunciato una donazione di 16 milioni di RMB (quasi 2,3 milioni di dollari) alla Fondazione della Croce Rossa Cinese.

Anche il principale concorrente, Kering, ha inviato una donazione 7,5 milioni di RMB (1,1 milioni di dollari) alla Croce Rossa nella provincia di Hubei, tra le più colpite dall’infezione coronavirus. Nel frattempo, anche L'Oréal e Estée Lauder si sono mosse con iniziative analoghe.

Il marchio di bellezza Perfect Diary ha pubblicato sul proprio account WeChat una guida di sicurezza per i propri clienti. Per Dao Nguyen, leader di Essenzia, importante società di marketing nel settore beauty, la partecipazione, più o meno diretta e convincente, all’emergenza creata da coronavirus avrà un impatto importante nella relazione dei brand con il proprio pubblico.

Consapevolezza e sensibilità più che mai necessarie, dopo che i marchi di lusso sono riusciti a contenere il calo delle vendite dopo le proteste di Hong Kong, ma un’assenza di presenza e comunicazione nell’emergenza coronavirus avrebbe conseguenze gravi nel rapporto con i clienti cinesi e sull’intera scena internazionale.