Aeroporti, per lo shopping attenti al lupo (forse)

Aeroporti
11 dic 2018
Aeroporti, “si pregano i viaggiatori di slacciare le cinture di sicurezza e mantenere accesi i dispositivi elettronici”.

Almeno secondo l’agenzia Reuters, che vede negli aeroporti uno degli ambiti d’interesse per la diffusione dei punti vendita Amazon Go. Al proposito, Reuters ha parlato di contatti avuti dal retailer di Seattle con rappresentanti di alcuni aeroporti internazionali americani (Dallas, Los Angeles, San Jose).

In Italia, lo scivolone in borsa del titolo Autogrill (6,4%), registrato ieri, sarebbe imputabile per alcuni analisti finanziari proprio alla notizia. Ma è davvero il caso di gridare al lupo, subito?

Go, go, go

Amazon ha aperto il suo primo negozio “Go” a Seattle undici mesi fa. I clienti usano l'app per entrare nel negozio, sensori e telecamere controllano i carrelli della spesa che vengono caricati per gli articoli in uscita, senza che sia necessaria alcuna verifica. Niente casse, e addebito diretto sul conto del cliente.

Negli ultimi tre mesi circa ne sono stati aperti altre sei. Se ne prevedono, secondo varie fonti, fino a 3.000 entro il 2021. Secondo The Telegraph, sarebbe anche prossimo all’apertura anche il primo “Go” all’estero, nel West End di Londra.

Il target

Se considerati nel volume di traffico, gli aeroporti sarebbero effettivamente un boccone molto ghiotto. L’anno scorso i primi 12 aeroporti americani hanno registrato un traffico superiore ai 350 milioni di passeggeri. Ma il retail aeroportuale ha oggi dimensioni minime rispetto a quello globale. Anche se, in linea ipotetica, le persone in procinto di voli lunghi o all’arrivo da questi potrebbero essere interessate ai pasti preparati freschi tipici dell’offerta “Go”.

Ma sono molte le difficoltà di aggiudicazione di nuovi spazi negli aeroporti. Per Amazon legate alle incognite delle procedure di gara, all’impossibilità di controllare i tempi e alle spese complessive per le aperture. Oltre, naturalmente, ai requisiti di sicurezza richiesti.

Negli aeroporti, peraltro, la ristorazione tradizionale è radicata con un’ampia offerta di brand e di formati, e sembra rispondere meglio ai bisogni del viaggiatore rispetto al convenience store.

Autogrill

Dai giorni scorsi proprio Autogrill è al centro dell’attenzione perché il colosso francese della ristorazione e del catering Elior sta valutando la vendita del suo portafoglio di concessioni. Questo comporterebbe lo scorporo della sua divisione Areas, cui sono intestati diversi contratti internazionali fra autostrade e aeroporti, compresi gli scali di Los Angeles e Madrid. Questo business ha un valore di poco inferiore al miliardo di euro e proprio Autogrill, al pari di un altra azienda italiana (Cremonini), viene indicata tra i possibili acquirenti.