Tra acquisti anticipati e timori di recessione

acquisti anticipati
Michele Caprini
14 gen 2019

Secondo Confcommercio, un consumatore italiano ogni tre ha fatto acquisti a novembre, puntando sugli sconti del venerdì nero e del lunedì successivo. Queste campagne commerciali hanno incrementato sensibilmente la quota di partecipazione, passata nel triennio 2016-2018 dal 23% al 32,6%. 

I numeri della maratona novembrina del commercio chiedono, tuttavia, un’osservazione più attenta. L’adozione del modello americano in Italia è di fatto esplosa negli ultimi tre anni, andando oltre l’ambito originario del solo commercio elettronico. Ciò è avvenuto sia per l’offerta, comprendendo in questa formati e programmi senza limiti di sorta, sia per la domanda.

Nuovi clienti, ma…

 Il 34,9% dei negozi, infatti, ha ingaggiato nuovi clienti. Nel 57,7% dei casi, però, al nuovo afflusso di compratori non è corrisposto l’aumento effettivo delle vendite. La spesa pro capite si è attestata intorno ai 300 euro, con una marcata preferenza per beni durevoli. Elettrodomestici e prodotti informatici e di telefonia, a dire il vero, erano fino ieri uno dei target naturali degli acquisti natalizi.

Il successo, d’altra parte, sembra avere inciso sui risultati del successivo mese di dicembre e anche su gennaio. Acquisti anticipati sulla spinta degli sconti e, conseguentemente, partenza poco brillante della stagione dei saldi. Per i quali, così, si potrebbero avvertire le stesse difficoltà del 2018.

Stime

Secondo Codacons, già nella prima giornata è stata registrata una flessione del 7% sullo scorso anno. Le affermazioni di Carlo Rienzi, presidente dell’associazione dei consumatori, sono nette.

"I consumatori mostrano al momento grande prudenza. È aumentato il traffico pedonale nei centri commerciali e nelle vie dello shopping, ma il budget da dedicare agli sconti di fine stagione si è sensibilmente ridotto rispetto al passato. Black Friday e feste di Natale e Capodanno hanno già svuotato i portafogli delle famiglie".

Meno negative le stime più recenti di Confesercenti, che parla di un paese a due velocità, con avvio positivo al nord e più lento al centro e al sud. 

Prospettive

La speranza, in ogni caso, è che nel prosieguo dei saldi 2019 le merceologie dell’abbigliamento e delle calzature risentano in misura minore del colpo di freno dato dagli acquisti anticipati. Speranza consolidata dall’andamento delle presenze degli outlet, con le tradizionali resse d’inizio d’anno, e delle boutique dei centri storici, soprattutto grazie al turismo straniero.

Soddisfazione sicura, invece, per il settore beauty, che l’Unione Nazionale dei Consumatori vede oltre il 50% di crescita. Le ultime settimane dell’anno valgono, ormai, il 20% del fatturato complessivo.

L’Italia dei consumi

 Il quadro generale dei consumi, comunque, risente inevitabilmente delle difficoltà generali. Tira aria di recessione, secondo molti osservatori, e anche Federdistribuzione non nasconde le proprie preoccupazioni. Nelle valutazioni di ISTAT, tra gennaio e dicembre gli indici di fiducia delle famiglie e delle imprese sono scesi, rispettivamente, di 4.3 e 5.6 punti. L’indicatore delle vendite al dettaglio, nel 2018, dovrebbe registrare una contrazione dello 0,2%. Sarebbe la prima volta dopo tre anni.