Le nuove abitudini alimentari cambiano la Ristorazione e il Retail

06 nov 2016

Può anche risultare noiosa e ripetitiva, ma l’osservazione dei comportamenti dei Millennials ha per oggetto un gruppo sociale che costituisce il 24% della popolazione del pianeta, le cui tendenze di consumo sono indispensabili a un corretto posizionamento dell’offerta di retailer e aziende consumer. A maggior ragione se, come abbiamo scritto più volte, alcuni comportamenti di questo target risultano trasversali a etnie e capacità di spesa.

Uno dei settori che oggi registra un radicale cambiamento del rapporto tra offerta e modalità di consumo è la ristorazione. Secondo Nielsen i Millennials, rispetto ai “Baby Boomers” che li hanno preceduti, sono molto più favorevoli a pranzare o cenare fuori casa se non addirittura a consumare i pasti “on the go” (per l’11% del target questa particolare abitudine riguarda addirittura la maggior parte delle consumazioni nel corso dell’anno). Il 58% di essi dichiara di mangiare fuori almeno una volta a settimana, il doppio della percentuale registrata tra i Baby Boomers (29%) e opta per ristoranti caratterizzati da un servizio rapido e dinamico; sono quindi clienti regolari di fast-food, bar, tavole calde e delle varie opzioni “pret a manger” (52%), ed è in continua crescita l’opzione street- food (28%). Diversa anche la propensione agli snack piuttosto che ai pasti regolari (il 44% dei Millennials contro il 31% dei Baby Boomers). Soprattutto a pranzo, quando i tempi per la pausa di contraggono per i ritmi lavorativi intensi, non diminuisce comunque l’esigenza di accoppiare velocità del servizio a qualità dei cibi. Di qui l’origine dei cosiddetti “fastcas” (fast-casual), che offrono menu originali, basati su materie prime vegetali e naturali, piatti “fast” come sushi, noodle fatti a mano, hamburger e pizze gourmet.

Ma i cambiamenti non finiscono con la scelta del ristorante o del tipo di consumo. Andrew Puzder, CEO di CKE Restaurants (un gigante della ristorazione in USA, con quasi 4000 punti vendita) ha recentemente dichiarato che nei punti vendita della catena dotati di chioschi molti giovani si mettono in fila per usarli, anche quando il personale dietro al bancone è libero. Al punto che ormai i drive-thru e gli sportelli automatici veicolano oltre il 30% delle transazioni di CKE. La tecnologia consente comunque di apprezzare il ristorante, a volte anche anche di alto livello, senza il bisogno di doverci andare: le consegne a casa o sul luogo di lavoro sono di fatto una norma, per la gioia di aziende come Just Eat o Foodora.

Sostenibilità e responsabilità sociale stanno poi aumentando esponenzialmente il tasso d’importanza nelle scelte del consumatore millennial, coinvolgendo sempre più non solo il prodotto, ma anche i processi: l’attenzione verso il riciclo, il compost, la donazione di alimenti inutilizzati e il risparmio energetico. E, come ogni cambiamento che si rispetti, anche le nuove tendenze della ristorazione fanno le loro vittime. Il maggiore contraccolpo della loro mutazione sarà accusato delle catene di fast food: ha suscitato molto clamore, per esempio, un sondaggio di Business Insider che indica in ben quattro Millennials su cinque coloro che non hanno mai assaggiato in vita loro un vero e proprio “monumento” al fast food qual è il Big Mac. McDonald’s, è infatti già impegnato a recuperare terreno con un segmento di offerta salutista e bio.

Per i retailer tradizionali, in ultimo, le indicazioni fornite dalla ristorazione possono essere importanti: nel prossimo decennio, infatti, almeno 60 milioni di millennials americani, pari quindi all’80% del totale, diventeranno genitori, con le inevitabili conseguenze sul carrello della spesa. Anche nel grocery si prepara una sorta di controrivoluzione, insomma e se Target, Wal-Mart e Kroger stanno ridefinendo le loro strategie per fidelizzare le prossime mamme. Brian Cornell, ceo di Target, è arrivato al punto di organizzare una serie di tour a casa dei clienti, così da comprenderne meglio le abitudini d’acquisto, mentre i suoi concorrenti citati puntano sempre più sull’offerta di prodotti biologici.