La comunità cinese in Italia: numeri e tendenze

07 ott 2016
roma-capodanno-cinese Quella cinese è ormai una realtà economica e sociale di evidente impatto nel tessuto della società italiana, una comunità che rapidamente sta acquisendo dimensioni e posizioni decisamente importanti e significative sia dal punto di vista della "forza" economica che è capace di esprimere, sia da quello del gigantesco potenziale mercato che può rappresentare. In entrambi i casi un insieme di opportunità ed incognite che non possono essere ignorate.  

Cina e Italia: capitali ed investimenti, non solo "immigrati"

L'immagine che comunemente si ha della presenza cinese in Italia è quella di un gruppo chiuso e poco incline all'integrazione ma se in parte questa visione è veritiera, non mancano gli elementi di eccezione che vanno tenuti in considerazione, specialmente con le "giovani generazioni" assai più inclini al cambiamento. Per esempio, sono in netta ascesa gli studenti cinesi che approdano all'università italiana e anche il numero di coloro che, tra questi, arrivano ad ottenere la laurea. Piccoli ma significativi segnali. Tuttavia, l'importanza e la potenzialità della presenza cinese in Italia non è solo costruita "dal basso", ovvero dalle nutrite comunità residenti che arrivano a contare circa 400.000 persone, facendone la quarta nazionalità in assoluto per dimensioni fra quelle presenti in Italia. Tale importanza è ben espressa anche – e forse occorre dire soprattutto – dalla esponenziale crescita della Cina come potenza economica, espressa soprattutto dall'aumento degli investimenti di gruppi cinesi nel nostro paese. I casi dell'Inter e della Pirelli sono soltanto i più noti e mediaticamente rilevanti fra le circa 160 aziende italiane – per un totale di circa 18.000 posti di lavoro e per un giro di affari stimato di 9,5 miliardi di euro – che sono ad oggi finite sotto il controllo di capitali cinesi, con un incremento in soli dodici mesi di oltre il 30%. Insomma, numeri di grande effetto.  

WeChat: la chiave per scardinare la diffidenza?

La presenza cinese in Italia è dunque un fenomeno da tenere in grande considerazione. Una comunità equilibrata – donne e uomini sono pressappoco presenti nella stessa misura – con forte spirito imprenditoriale, con buoni capitali disponibili e con un attaccamento notevole alla patria, se è vero che si calcola che quasi il 40% dei loro guadagni sia rispedito ai parenti nei luoghi di origine. Milano, Firenze e Prato – che come percentuale sui residenti è la città più "cinese" d'Europa – sono le aree dove le comunità sono maggiormente numerose e radicate. Ma forse la domanda più pressante riguardo la loro presenza in Italia è come trovare un canale di comunicazione capace di "scalfire" la loro tradizionale ritrosia all'integrazione. Questa, come è evidente, è una interessante questione da porsi anche in ambito commerciale, dato che una eventuale risposta potrebbe schiudere le porte ad opportunità davvero notevoli. Per questo non è da sottovalutare lo spiraglio aperto dalla tecnologia e dall'ormai planetaria rete dei social network: se infatti nei paesi "occidentali" Facebook o WhatsApp – sole per citarne un paio – raccolgono milioni di contatti, in Cina il canale privilegiato è certamente WeChat, la "rete" lanciata dalla Tencent Guangzhou Research nel 2010 e che ormai conta nel mondo 700 milioni di utenti attivi (dati al marzo 2016) il 90% dei quali sono cinesi. Un canale privilegiato dunque, che potrebbe rivelarsi decisamente prezioso.