Export, e-xport

Michele Caprini
03/08/2021
in sintesi
Dopo la flessione sofferta nel 2020, l’export italiano affronta il biennio decisivo per la ripartenza. Oggi, con la crescente digitalizzazione dello scambio commerciale, si riduce l’importanza dell’intermediazione commerciale e cresce l’interlocuzione diretta con il cliente finale. Obiettivo strategico, la Cina e le nazioni che mostrano un forte sviluppo dei “newcomers” con alte capacità di spesa, dove la crescita dei consumi passa dall’eCommerce, generando volumi di vendita aggiuntivi a quelli della distribuzione fisica e con livelli d’incidenza molto più elevati.

Nel 2020, secondo il Rapporto ICE, l’export mondiale ha accusato una flessione del 7% e la ripartenza mondiale, nel 2021, dovrebbe attestarsi al 7,6% in volume, con un consolidamento previsto al 5,3% nel corso del 2022. Nelle stime di Confindustria, il 2020 ha registrato una diminuzione complessiva dell’export italiano del 9,7%, il peggior risultato dal 2009. Gli scambi internazionali hanno pagato le conseguenze del COVID e, oggi, si spera in un nuovo slancio del commercio internazionale dopo gli anni seguiti a quella crisi globale. I tratti caratteristici dei mercati saranno digitalizzazione, sostenibilità e innovazione.

Nuovi assetti

Non tutto sarà come prima, naturalmente. Le previsioni di ripresa sono vincolate all’andamento pandemico e alla diffusione globale del piano di vaccinazione, condizione necessaria per il superamento dell’emergenza.

Il contesto internazionale, da parte sua, sta conoscendo un cambiamento radicale. In Asia, dopo otto anni di negoziati, è stato siglato il più grande accordo di libero scambio della storia, il Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) che include le 10 economie dell’ASEAN oltre a Cina, Giappone, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda. Una volta in vigore, l’accordo eliminerà i dazi per il 65% delle merci movimentate (in prospettiva, fino al 90%) nell’area e favorirà lo sviluppo, decisivo, delle catene di valore locali. Nella regione vive quasi un terzo della popolazione mondiale, si genera il 30% del PIL globale e si contribuisce al commercio globale con una quota di 9.300 miliardi di euro. I paesi firmatari assorbono l’8% dell’export italiano.

Export

Oggi, l’Italia è l’ottavo esportatore mondiale, al 2,9% dell’export globale. Le aree di destinazione vedono saldamente in testa l’Europa, che assorbe il 67% del nostro traffico oltre confine (292 miliardi), seguita da Americhe e Asia su valori quasi equivalenti (intorno ai 58 miliardi di euro). La presenza delle aziende italiane in Europa è distribuita al 19% in Francia, 18% Spagna, 17% Germania, 13% Regno Unito, 11% Nord Europa, 10% Svizzera). Nel 2021, le prospettive del Made in Italy si presentano interessanti per il settore alimentare (+ 8,5%), l’arredo (+8,4), l’elettronica (8,2%), la meccanica (+6,8%) e la moda (+6,7%).

e-Xport

L’innovazione digitale non può essere intesa come uno slogan valido per tutte le stagioni e a tutte le latitudini. Esistono ragioni precise non solo a giustificarla, ma a renderla indispensabile.

Fino a oggi, gran parte dell’export nazionale era rivolto a un mediatore professionale (importatore, distributore, grossista, per alcuni marchi il singolo dettagliante) che comprava per poi rivendere sul mercato locale. Non molto made in Italy vantava una presenza diretta oltre confine. Ora, però, con la crescente digitalizzazione dello scambio commerciale, l’intermediazione va riducendosi, mentre cresce l’interlocuzione diretta con il cliente finale.

Per le imprese italiane, prima della pandemia, la promozione e la distribuzione vedevano negli eventi in presenza il tramite essenziale di diffusione. Le restrizioni degli ultimi diciotto mesi, invece, hanno accelerato e consolidato il processo di verticalizzazione, vale a dire la vendita diretta a un consumatore sempre più esigente e difficile da soddisfare. È impensabile giocare questa partita senza adeguata presenza ed efficienza operativa su eCommerce e social network, e senza validi sistemi informativi a supporto di ogni processo interessato dall’internazionalizzazione del business.

E, ancora, tanto la gestione dei clienti acquisiti quanto l’intermediazione passano per le piattaforme digitali: sui marketplace specializzati B2B, o in modalità one to one via video meeting. Due esempi: a inizio del 2021, Microsoft Teams conta 115 milioni di utenti attivi nel giorno medio, il 53% in più di un anno fa. Nel quarto trimestre 2020, Zoom ha quasi quintuplicato i clienti con più di dieci dipendenti rispetto allo stesso trimestre del 2019, aumentando di tre volte e mezzo il fatturato.

Cross-border

L’incidenza degli acquisti cross border è altissima in Russia (74% del commercio digitale), nei paesi nordeuropei (dal 30 al 45%) e nel Regno Unito, al 33%. In Europa, il 18% degli acquisti online non transita sui siti nazionali, ma resta in ambito continentale.

Va fatto, però, un importante rilievo: in Europa, come negli Stati Uniti e in Giappone, la crescita del commercio digitale avviene in mercati a crescita zero, o quasi, aumentando volumi e incidenza sul retail nazionale a danno dei canali di distribuzione tradizionali. Invece, in Cina e nelle nazioni che mostrano un forte sviluppo dei newcomers con alte capacità di spesa, la crescita dei consumi passa dall’eCommerce, considerato il referente d’acquisto più importante; questo genera volumi di vendita aggiuntivi a quelli della distribuzione fisica, con livelli d’incidenza molto più elevati.

Cina e India, quindi, sono mete obbligate per l’export italiano. A seguire, i nomi nuovi a potenziale più elevato: Indonesia, Turchia, Iran e paesi del Golfo.

Confronti

Nel 2020, l’ eCommerce B2C nel mondo vale circa 4.300 miliardi di dollari, quasi il 28% in più rispetto all’anno precedente. Nel 2021, dovrebbe crescere di un ulteriore 14%, fino a quota 4.891 miliardi. Rappresenta, a oggi, il 18% del totale vendite retail, contro il 13,6% del 2019; un dato positivo, considerando che le vendite al dettaglio hanno subito una flessione globale media del 3%.

L’area Asia-Pacifico detiene saldamente la leadership degli acquisti online, al 63% della quota mondiale. Guardando all’incidenza delle vendite e-commerce B2C sul totale del retail, la Cina è al primo posto della classifica mondiale, con il 44% di incidenza. Segue la Corea del Sud con il 29%; poi, UK al 28%, Danimarca al 19%, Norvegia al 18%, e Stati Uniti al 15%. Volendo considerare la spesa pro capite degli e-shoppers, nel mondo ci sono 3,5 miliardi di consumatori che comprano online, spendendo mediamente 703 dollari a testa all’anno.

In Italia, secondo le stime dell’Osservatorio del Politecnico di Milano, l’incidenza del retail online sul retail complessivo è all’8% e, dal punto di vista della spesa pro capite, il nostro paese è sotto la media mondiale, con una spesa annua per consumatore di 619 dollari. In questo scenario, per far sì che l’export italiano possa eccellere sulla scena internazionale, sono indispensabili coerenza e continuità tecnologica tra “dentro” e “fuori”. La morale è semplicissima: per raccogliere quanto desiderato all’esterno, si deve mettere mano all’interno, accelerando ogni aspetto della trasformazione digitale. Là fuori, nessuno ci aspetta.

Fonti principali

Rapporto ICE, aprile 2021
Confindustria, “Esportare la dolce vita”, luglio 2021
Ministero degli Affari Esteri, Osservatorio import/export, luglio 2021
Casaleggio & Associati, E-Commerce report 2021
Politecnico di Milano, Osservatorio e-commerce B2C