Vicinato o web, il commercio senza pace (o forse no)

MICHELE CAPRINI
18/12/2020
in sintesi
Rilanciata dalle associazioni di categoria del commercio, trova nuovo vigore la contrapposizione tra commercio di vicinato e online. Pur nei bisogni reali, il rischio è doppio. S'insiste sull’opinione ancora diffusa dell’alternativa, inesistente, tra commercio fisico e digitale; si incentiva - come, del resto, la campagna francese di #NoelSansAmazon - una retorica che stride con la realistica prospettiva di difesa degli spazi commerciali, possibile solo nella riduzione del gap digitale sofferto dal settore.

Il negozio di vicinato prende le luci della scena. Perché siamo a Natale, naturalmente, perché la cupa presenza del virus è ancora diffusa e perché i comportamenti ne cambiano di conseguenza, esprimendo la voglia di ripresa sia con un click che entrando in un negozio.

eBay, tra quelli che la storia dell’eCommerce l’ha fatta, eccome, oggi si presenta in Tv e sul web con un efficace spot pubblicitario. Trenta secondi che raccontano di un negozio di vicinato, in questi tempi grami, visto attraverso il rapporto di un padre con la figlia. Vi appaiono il bancone della bottega e l’uomo delle consegne alla porta, e non sembrano affatto in contraddizione. Così eBay vuole mostrarsi vicina alle piccole realtà, invitando a sostenerle con gli acquisti.

#NOELSANSAMAZON

Il conflitto ideale tra le due forme di commercio ha assunto un’importanza e una rilevanza mediatica tutt’altro che trascurabili. Amazon ha consolidato, grazie alla pandemia, la sua leadership nel commercio digitale; per diversi negozi di vicinato, legati alla tradizionale presenza fisica e al traffico pedonale, l’emergenza sanitaria ha significato virare bruscamente verso la sciagura, invece, una tendenza negativa in progressione da anni.

In Francia, una campagna contro quella che viene definita un’azienda “predatrice”, promuove il ritorno al commercio di prossimità, in difficoltà crescenti e spesso letali per le restrizioni e le cautele del distanziamento sociale.

Caro Babbo Natale, quest’ anno prendiamo l’impegno di un #NataleSenzaAmazon”. Questo, in poche parole, lo spirito della campagna, condivisa anche dalla sindaca di Parigi, Anne Hidalgo, cui aderiscono la confederazione dei commercianti, l’unione delle librerie e Greenpeace. I promotori dell’iniziativa tracciano un quadro fosco delle conseguenze sociali, fiscali e ambientali dello sviluppo di Amazon, e spingono i francesi a privilegiare, per i loro acquisti, i negozi di vicinato o l’economia circolare.

Nel mondo, peraltro, l’ostilità al colosso di Jeff Bezos si fa sempre più forte. Nei primi nove mesi del 2020, i ricavi di Amazon hanno raggiunto quota 260 miliardi di dollari e il valore in borsa di 1.600 (il PIL italiano ne vale circa 1800), e crescono le accuse sulle tendenze monopolistiche e l’elusione fiscale.

LA CRISI, VISTA DALL’ITALIA

Secondo le stime di ISTAT, nel secondo trimestre di quest’anno il numero degli occupati nel commercio è diminuito del 5,8%, circa 191 mila unità in meno sul 2019. Si tratta, in proporzione, di una flessione quasi doppia rispetto all’andamento generale (pari al 3,6%). Guardando, poi, alle vendite dei negozi non alimentari, questi hanno accusato un calo complessivo del 13,5%. Nell’arco dei nove mesi, invece, il commercio elettronico ha goduto di un aumento del 29,2%.

FIPE, l’associazione di categoria della ristorazione, ha diffuso i dati del periodo giugno-ottobre, concluso con diminuzione dei ricavi ben superiore al 50%  per più di un quarto delle imprese associate. La previsione per fine anno è di 33 miliardi di euro in meno su 96 complessivi. Questo significa il rischio di chiusura per 60mila imprese del settore e più di 300mila posti di lavoro in bilico.

In Italia, le associazioni ufficiali del commercio a cogliere la palla al balzo e denunciare i rischi di monopolio. Per Confesercenti “Questa seconda ondata sta creando uno squilibrio di concorrenza gravissimo tra i negozi e il web. Mentre i primi sono chiusi d’ufficio da governo e regioni, il canale delle vendite on line di fatto opera in condizioni di monopolio. Non si tratta d’impedire le vendite online, ma di garantire un mercato realmente concorrenziale, nel rispetto del pluralismo distributivo“. E, in Liguria, anche i fumetti sono utili a rafforzare il concetto.

PLURALISMO DISTRIBUTIVO?

Per Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, “quest’anno sul fronte dei consumi faremo un balzo all’indietro di un quarto di secolo e il Pil calerà ben oltre il 9% previsto», e il Governo dovrà continuare a garantire l’erogazione del credito da parte delle banche e difendere la regolarità della competizione commerciale con «una giusta web tax». In un quadro generale, peraltro, dove “proprio il tempo dell’emergenza ha confermato quanto sia determinante per la qualità della vita il modello italiano di pluralismo distributivo, che significa anche valorizzare i prodotti made in Italy attraverso la rete dei negozi di vicinato”.

DUE PASSI INDIETRO O UNO AVANTI?

Le posizioni assunte, pur indotte da bisogni e valutazioni reali, corrono un doppio rischio. Il primo consiste nel consolidare l’opinione ancora molto diffusa dell’alternativa, inesistente, tra commercio fisico e digitale. Il secondo, nell’incentivare come, del resto, la campagna francese di #NataleSenzaAmazon, una retorica dei bei tempi andati che stride con la realistica prospettiva di sicurezza comune. Questa può venire solo dalla riduzione, se non dall’azzeramento, del gap digitale sofferto dal settore. Progredire e non rimpiangere, insomma, e progettare la difesa dei propri spazi commerciali nel vincolo della tecnologia più avanzata.

Questo vale per i negozi di vicinato come per la ristorazione, sia per chi vende che per chi compra, per chi non vuole lasciare al declino o alla sparizione le insegne, piccole o meno, del quartiere e del territorio. Competere chiedendo limitazioni è sempre più difficile, e non è possibile tornare indietro, quando sono ormai consolidati i nuovi comportamenti di consumo e i nuovi cicli di acquisto, unificati e resi unici e riconoscibili proprio nella dimensione digitale. Meglio un passo avanti, che due passi indietro.

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