Libri di carta: cronaca di una morte annunciata e mai avvenuta

07/09/2016
in sintesi
Il 28% dei lettori USA si serve sia del libro stampato che dell'e-book, esclusivo solo per il 6% di questi. Ma per il 38% il "vecchio" libro è l'unico mezzo di lettura.

Nella valutazione delle prospettive dei libri (e di chi li vende) vale la premessa fatta per molti settori della distribuzione: i cambiamenti nel comportamento d’acquisto e l’innovazione digitale non possono essere assunti,  spesso con troppa emotività, come le misure uniche del presente e del futuro della distribuzione.

Ne abbiamo parlato a più riprese, arrivando anche a considerare l’e-commerce in una veste diversa dal killer infallibile della concorrenza e invece possibile “cura omeopatica” del negozio fisico. La ristrutturazione del retail internazionale, oggi quanto mai viva soprattutto negli USA, designerà vincitori e vinti e può riservare sorprese che magari tali non sono: le diverse forme di commercio possono competere, sovrapporsi e infine coesistere né più e né meno di quanto accade per l’industria e per l’arte (cinema e fotografia non sono mai stati mutuamente esclusivi, e risulta anzi che godano contemporaneamente di ottima sorte).

Nel caso del libro, questo sembra ancora più vero. Negli Stati Uniti, appunto, abbagliati dall’apparente irresistibile crescita dell’e-book, e dalle difficoltà dei marchi storici della distribuzione libraria (oggi Barnes & Nobles e, soprattutto, la traumatica fine nel 2011 di Borders) molti avevano preconizzato scenari catastrofici per i bookstores, tranne poi rimanere sorpresi dall’apertura dei negozi di Amazon. E nelle ultime settimane le conferme non si sono fatte attendere, risultando anche particolarmente attendibili in virtù del fatto che gli USA sono considerati il mercato editoriale più maturo al mondo.

Sabato scorso New York Times è uscito con un pezzo destinato a lasciare a lasciare il segno “No, the Internet Has Not Killed the Printed Book. Most People Still Prefer Them”, commentando i risultati di uno studio di Pew Research Center. Intendiamoci, il problema comune a tutte le economie avanzate è in generale il calo dei lettori (pur se nella disastratissima Italia qualche segnale incoraggiante è venuto dal Salone del Libro, che ha teorizzato il recupero di circa 400.000 lettori nel corso del 2015). Ma tra i lettori americani di oggi i numeri raccontano una storia interessante.

Secondo lo studio di PRC, tra di essi aumentano gli ‘onnivori’: il 28 per cento dichiara di usare il libro o l’e-book a seconda del momento e del tipo di testo. Solo il 6 per cento dei lettori dichiara di leggere solo su supporto elettronico, e ben il 38 per cento, invece, legge solo il libro stampato. E se consideriamo i volumi di vendita nel complesso, un’altra buona notizia (inattesa?) arriva dall’American Bookseller Association. Secondo ABA, infatti nel primo semestre del 2016 sono stati venduti fino libri per circa 5,4 miliardi di dollardi contro i 5,1 dello stesso periodo dell’anno scorso, in crescita quindi del 6%.

Guardando ai numeri di casa nostra, a trovare conferme o diversità delle tendenze del mercato USA, si rileva una lenta crescita dei libri digitali. Per ISTAT, nel 2015, quattro milioni e 687 mila persone hanno letto o scaricato libri online o ebook, ma è di grande interesse il fatto che i prodotti digitali non sono necessariamente percepiti come alternativi e concorrenti del libro, perché la quota di persone che hanno letto online o scaricato o ebook aumenta in proporzione al numero di libri presenti in casa, evidenziando così una solida premessa di coesistenza delle due forme di consumo.

Il libro stampato sembra insomma avere il presente e il futuro assicurato. La palla, adesso, passa alla capacità delle catene di vendita e delle singole librerie di farlo nel modo adeguato ai tempi e alle aspettative dei lettori.