Grocery Online, il fronte si allarga e i ritardi si pagano

29/08/2016
in sintesi
Un sondaggio BMC, svolto su 12.000 clienti nelle aree metropolitane USA, indica nel grocery online una dura competizione che non ammette ritardi.

I risultati di un sondaggio BMC, che ha interessato 12.000 acquirenti online nelle aree metropolitane degli Stati Uniti, indica senza margine di dubbio che la flessione delle vendite a favore del grocery online non è più una minaccia lontana per i retailer tradizionali, ma una nuova, dura competizione che non ammette ritardi.

Amazon aspira al ruolo di leader del comparto: la percentuale di consumatori che hanno acquistato cibo dall’azienda di Seattle nel mese di luglio è aumentato del 25% rispetto allo stesso periodo del 2013. Dovrà però misurarsi con Walmart che, grazie a opportuni investimenti nel canale, detiene il 40% dello shopping online di prodotti alimentari. Due punti più del portale di Amazon, che conta una quota di mercato dell’1% sul giro d’affari complessivo del grocery. Per Morgan Stanley, tuttavia, è probabile che già entro il 2018 la performance sarà doppia.

Anche se il mercato del grocery online non ha ancora assunto le caratteristiche e i volumi di altre merceologie (nel 2015 circa il 12% dei consumatori ha acquistato online cibo fresco, si sale al 18% considerando gli acquirenti di cibo confezionato), per gli analisti finanziari di M&S sarà proprio questo, dopo il fashion, a trainare la crescita del colosso di Seattle davanti a qualsiasi altra categoria. Il trend di crescita è sostenuto, il 17% degli attuali acquirenti aumenterà il volume di acquisto di cibo on line nel corso dei prossimi dodici mesi e la quota complessiva di Amazon sul grocery on line americano dovrebbe raddoppiare.

Le conferme alla volontà strategica di Amazon di assumere la leadership del grocery online vengono anche dai mercati europei. A Londra, Amazon Fresh ha trovato subito il favore dei consumatori che possono scegliere tra ben130 mila referenze diverse, e contare su tempi di consegna inferiori all’ora. In Italia l’offerta del servizio Prime Now propone la consegna di beni alimentari in giornata, e pochi mesi dopo il lancio del servizio, il 3 novembre dell’anno scorso, Amazon ha già stretto un accordo con Unes e NaturaSì che ne rafforza considerevolmente la posizione.

Velocità di consegna e ampiezza di scelta sono due variabili dipendenti dagli investimenti in logistica. Marco Ferrara, city manager di Amazon Prime Now: «I milanesi hanno dimostrato di apprezzare in particolare il servizio di consegna al piano per prodotti come acqua e birra. Ecco perché nel corso dell’anno prevediamo di estendere il servizio ad altre città».

«Per la Gdo portarti la spesa a casa è meno profittevole perché decadono le economie di scala, dato che la competizione si fa sul prezzo. Non è un caso che Amazon non stia prestando molta attenzione al risultato di breve termine. Vuole cambiare la cultura della spesa».

Romolo De Camillis, direttore dell’area retail di Nielsen

La grande distribuzione organizzata, che ancora non è uscita dalla difficile contingenza (-1,1% il calo tendenziale del fatturato nel primo trimestre del 2016) deve trovare proprio nel grocery online uno dei fattori di rilancio della propria competitività. Sempre per De Camillis «Il mercato della spesa online di generi di largo consumo oggi in Italia vale 460 milioni, ed è in crescita del 24% rispetto all’anno scorso, prima insomma dell’arrivo di Amazon» spiega. Se non stiamo ancora parlando di grandi numeri (lo 0,2% del totale del food & grocery), per Nielsen un fatto è certo: «Stiamo assistendo a una rivoluzione delle abitudini di spesa degli italiani».