Out of Stock: dalla GDO i numeri del problema per consumatori e filiera industriale-distributiva

09/05/2016
in sintesi
Nello studio ECR-G1 sotto osservazione oltre 2.300 punti vendita della GDO, con 5.500 “giri spesa” effettuati da 780 compratori in un mese: i comparti più critici le bevande e il fresco, il rischio più frequente in condizioni normali che promozionali.

Out of Stock è un ambito d’indagine tipico per ECR Italia, associazione che lavora su progetti strutturali di integrazione tra i processi dell’industria di marca e quelli della distribuzione.

OSA è un acronimo per l’espressione inglese Optimal Shelf Availability, che indica l’insieme dei processi utili a tutte le aziende della filiera a ridurre le rotture di stock e a garantire la disponibilità dei prodotti sugli scaffali dei supermercati secondo l’assortimento programmato, continuativo o promozionale.

Gli obiettivi di OSA sono così riassumibili:

  • Previsione dei comportamenti del consumatore nel caso di Out of Stock, cercando per quanto possibile di assumerne i criteri di giudizio
  • Tracciare un quadro attendibile dell’impatto dell’Out of Stock sui comportamenti d’acquisto, sulla fedeltà al brand, all’insegna e al singolo punto vendita
  • Definire le priorità di intervento

Il “Barometro OSA”, curato da ECR Italia in collaborazione con IRI, misura il fenomeno dell’out of stock e le mancate vendite da questo indotte. L’ Out of Stock può essere dovuto a ragioni diverse (dai tassi di rotazione del prodotto, dal format distributivo, dalle attività promozionali, dalla stagionalità, dall’efficienza di filiera) e la disponibilità del prodotto a scaffale è considerata un indicatore importante del livello di servizio al consumatore. Per questo motivo l’OSA è un fattore strategico strategico per le aziende del largo consumo.

Sotto osservazione oltre 2.300 punti vendita della GDO, con 5.500 “giri spesa” effettuati da 780 compratori in un mese. I dati raccolti evidenziano che nel 41% dei casi almeno 1 prodotto è stato trovato in condizione di out of stock, determinando fastidio per più della metà dei clienti e per il 25% un impatto assolutamente sgradevole. I comparti più critici risultano le bevande e il fresco. Il rischio è più frequente in condizioni normali che promozionali (3,8% contro 1,4%) e negli Iper più che nei Super (4,3% contro 3,4%).

Il 60% dei clienti sostituisce il prodotto mancante con un altro, limitando a circa il 35% degli acquirenti la probabilità di vendite perse per il retailer. Per le industrie della filiera, invece, con la somma di brand switching nella categoria (23%), la sostituzione con altra categoria (25%) e l’acquisto cancellato (25%), il rischio di mancata vendita interessa potenzialmente il 73% dei compratori.