Cina vs Hong Kong: le differenze economiche e legislative

06/04/2016
in sintesi
La Cina si afferma oggi come la quarta economia al mondo dopo gli Stati Uniti, il Giappone e la Germania: il suo PIL pro capite si attesta intorno ai 3.521 trilioni di dollari americani (fonte 2007) e a parità di potere d'acquisto (tra prezzi e tasso di cambio) porta il Paese a rappresentare la seconda potenza economica del pianeta, con oltre 7 trilioni di dollari americani. Nei prossimi anni l'ammontare delle vendite fatte via e-commerce in Cina supererà i quantitativi statunitensi. Si stima che più di 240 milioni di cinesi preferiscano già utilizzare siti di acquisto online piuttosto che affrontare le caotiche strade delle metropoli. Negli ultimi tempi si sta sviluppando una nuova tendenza: arrivare al mercato cinese passando per Hong Kong, regione con amministrazione autonoma. In generale, quella vigente a Hong Kong è una legislazione più orientata al libero mercato. Ciò a partire dal fatto che per rimanere nel paese cina vs hong kongfino a un limite di 90 giorni non serve il visto dell'ambasciata (a differenza della Cina) e che il governo non applica nessun tipo di censura a internet. Dal punto di vista fiscale, il regime di tassazione sui profitti interni a Hong Kong è fissato al 16,5% (rispetto al 25% previsto in Cina) mentre sui profitti generati all'estero non sono previste tasse. Aprire una società ad Hong Kong è relativamente semplice e comunque più facile rispetto ad avviare la stessa procedura in Cina.

L’economia cinese I mercati, indipendentemente dalla loro tipologia o dalla loro dimensione, guardano con interesse crescente verso le economie emergenti. Un’attenzione particolare stanno rivestendo in tal senso i paesi dell’est: primo fra tutti l’immenso gigante cinese, un’economia in crescita con spazi commerciali ancora da esplorare. La Cina si afferma infatti oggi come la quarta economia al mondo dopo gli Stati Uniti, il Giappone e la Germania: il suo PIL pro capite si attesta intorno ai 3.521 trilioni di dollari americani (fonte 2007) e a parità di potere d’acquisto (tra prezzi e tasso di cambio) porta il Paese a rappresentare la seconda potenza economica del pianeta, con oltre 7 trilioni di dollari americani.

Il mercato degli e-commerce in Cina

Le ultime analisi del settore hanno rilevato che con assoluta probabilità nei prossimi anni l’ammontare delle vendite fatte via e-commerce in Cina supererà i quantitativi statunitensi. Si stima che più di 240 milioni di cinesi preferiscano già utilizzare siti di acquisto online piuttosto che affrontare le caotiche strade delle metropoli cinesi e secondo le analisi svolte da McKinsey entro il 2020 il boom raggiungerà il suo massimo, con un volume che si aggirerà tra i 420 miliardi e i 650 miliardi di dollari: un mercato che fa gola a tanti.

Il mercato web cinese e le strategie di investimento

Inserirsi all’interno di un mercato completamente nuovo e privo di strutture già organizzate con le quali creare forme di partnership non è d’altronde semplice e molti investitori si trovano scoraggiati dalle circostanze. In molti si chiedono quale sia lo strumento più adatto a far conoscere i propri prodotti in Cina: in realtà se si possiede un brand consolidato diventa tutto più facile, altrimenti è consigliabile affidarsi ad aggregatori come ad esempio WeToBusiness, il reseller ufficiale di WeChat nel nostro paese, finalizzato a gestire servizi per le aziende che vogliono effettuare attività promozionali in Cina tramite WeChat.

Cina VS Hong Kong

Negli ultimi tempi si sta sviluppando una nuova tendenza: arrivare al mercato cinese passando per Hong Kong, regione con amministrazione autonoma. Hong Kong condivide con Pechino la politica di difesa e la sicurezza mentre vanta un sistema legale che è del tutto indipendente dal sistema giuridico cinese, offrendo agli investitori una serie di soluzioni alternative in tema di diritto societario. In generale, quella vigente a Hong Kong è una legislazione più orientata al libero mercato. Ciò a partire dal fatto che per rimanere nel paese fino a un limite di 90 giorni non serve il visto dell’ambasciata (a differenza della Cina) e che il governo non applica nessun tipo di censura a internet. Dal punto di vista fiscale, il regime di tassazione sui profitti interni a Hong Kong è fissato al 16,5% (rispetto al 25% previsto in Cina) mentre sui profitti generati all’estero non sono previste tasse. Avere sede a Hong Kong è molto indicato per chi intende aprire un business con la Cina: tra il governo di Pechino e l’amministrazione regionale locale vige infatti il Closer Economic Partnership Arrangement (CEPA), che permette alle società con sede a Hong Kong di utilizzare canali preferenziali per gli scambi commerciali con la Cina.

Investire a Hong Kong

Aprire una società ad Hong Kong è relativamente semplice e comunque più facile rispetto ad avviare la stessa procedura in Cina: il tipo di società più registrato è quello della società privata con responsabilità limitata (Private Limited Company). In questo modo gli imprenditori limitano la propria responsabilità giuridica personale poiché distinta dalla responsabilità dell’azienda. Per aprire una PLC ad Hong Kong basta soltanto fornire una serie di dati come: il nome e l’indirizzo dell’azienda, i dati anagrafici del direttore e dei soci, e l’ammontare del capitale sociale. Nella fase di registrazione non è obbligatoria la presenza fisica dell’imprenditore ed esistono per questo società specializzate che preparano l’intera documentazione per l’apertura della pratica.