Robot e futuro possibile: perché evitare il complesso di Frankenstein

 

Il 29 novembre scorso, a Milano, Retex ha intrattenuto in un ambiente conviviale alcuni manager del settore sul tema del futuro possibile. Con noi Giorgio Metta, vicepresidente di IIT (Istituto Italiano di Tecnologia), un’eccellenza italiana nella ricerca scientifica mondiale. Giorgio è un’autorità internazionale nel campo della robotica, ed è direttore dell’iCub Facility Department. Qui guida lo sviluppo del robot umanoide iCub, terminale di un progetto partito nel 2003 sullo studio dei meccanismi della cognizione umana, e oggi di R1, il primo robot per applicazioni in ambito domestico e professionale.

Il futuro possibile, anzi il futuro certo – ma con qualche incertezza dovuta sul “quando” – ci vedrà condividere il nostro tempo e i nostri bisogni con i robot. Il tema, quanto mai delicato, è una parte importante della più generale riflessione sul rapporto tra umanità e automazione nei suoi aspetti più avanzati, quale appunto può essere l’intelligenza artificiale.  In qualche caso la preoccupazione sui rischi che ne derivano assume forme ossessive, alimentate anche dall’ignoranza dello stato reale della tecnologia e dei tempi necessari a rendere disponibili e realmente affidabili umanoidi evoluti. Per fare che cosa, soprattutto.

Non più tardi di una settimana fa Elon Musk, fondatore di Paypal, ha condiviso un tweet con i suoi 15 milioni di follower. Il messaggio riprendeva da un sito di informazione statunitense il video di un robot che si dimostra in grado di saltare agilmente e velocemente. Il testo di accompagnamento è qualcosa di più che esplicito, è lapidario: “Siamo Morti”. Nei messaggi successivi Musk lo riprende e scrive: “Questo è niente. In qualche anno questo robot si muoverà così velocemente che avrete bisogno di una luce stroboscopica per individuarlo. Sogni d’oro”. E ancora: “Dobbiamo regolamentare l’intelligenza artificiale e i robot, come facciamo con il cibo, con le medicine, con le auto e gli aerei. I rischi per le persone richiedono regolamentazioni”. Le sue paure hanno trovato conferma nell’80% delle migliaia di partecipanti a un sondaggio in merito.

A rafforzare l’emotività sull’argomento, peraltro, anche i pareri di diversi tra coloro che non sono proprio a digiuno della materia. Martin Ford, nel suo “Rise of Robots” (premiato con il Financial Times and McKinsey Business Book of the Year Award 2015) ipotizza la seria minaccia che i robot rappresenteranno non solo per i lavori manuali. Metteranno infatti a rischio anche professionalità fino a oggi ritenute a prova di bomba nei servizi, nel commercio e nell’amministrazione.  Sembra di ricordare insomma la naturale mancanza di fiducia degli esseri umani nei confronti dei robot che Isaac Asimov, nei suoi fortunatissimi romanzi del Ciclo dei Robot, chiamava “il complesso di Frankenstein”.

Ma c’è anche chi osserva il fenomeno con favore, e chi reagisce con durezza a posizioni come quelle assunte da Musk. Per Mark Zuckerberg di Facebook tanto «scetticismo da bastian contrari» riflette «una visione negativa e in qualche modo irresponsabile». Per l’International Federation of Robotics la robotica sarà il principale motore di creazione di posti di lavoro nel mondo nei prossimi cinque anni. Per molti altri ancora le intelligenze artificiali, e i robot in particolare, non sostituiranno le persone ma le affiancheranno nelle funzioni più ripetitive e nei compiti più gravosi.

Nessuno di noi può avere la presunzione di sapere che succederà davvero. Vero è comunque che le nuove tecnologie avranno inevitabilmente un impatto sociale che non può essere esaltato o esorcizzato, ma studiato seriamente. La sola certezza è che dovremo prepararci a cambiamenti radicali nel nostro modo di vivere il lavoro, le relazioni sociali, il soddisfacimento dei bisogni. Del resto l’inarrestabile invecchiamento della popolazione nelle metropoli occidentali comporterà la riduzione della forza lavoro produttiva e la richiesta crescente di servizi di assistenza alla persona. Da questo punto di osservazione la robotica androide potrà svolgere un ruolo di notevole importanza. Gli umanoidi saranno parte della nostra vita quotidiana servendo assistenza ai disabili e agli anziani o dando risposta alle nostre richieste al centro commerciale o in hotel (e Pepper non è già più una novità dirompente).

Questa tecnologia è ancora agli inizi e passerà ancora del tempo prima di indurre i problemi che hanno agitato la vita di Rick Deckard in Blade Runner. Di sicuro, però, dovrà essere assunta una roboetica che ne regoli rischi o conflitti a vantaggio di tutti.


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