FMCG e Retail, cinque buone ragioni per essere ottimisti. Cambiando, però.

 

I mercati globali FMCG nel 2016 hanno sicuramente rallentato – deflazione e contrazione del potere d’acquisto del ceto medio hanno fatto nel tempo il loro “sporco lavoro” –  ma le aziende italiane del settore hanno buone ragioni per essere ottimiste. Nel 2016, a fronte di un primo aumento dei prezzi e di una timida ripresa dell’inflazione, le vendite FMCG hanno segnato un lieve aumento sul 2015.

Secondo una recente ricerca Nielsen, FCMG e Retail possono sostenere questa tendenza virtuosa lavorando intensamente all’innovazione su cinque fattori.

Il primo è il segmento Premium & Prestige, che sta crescendo più della media (8% contro 1% “year to year”). Il 44% dei consumatori è disposto a pagare un prezzo premium per prodotti innovativi, o con elevato contenuto di servizio.

La crescita del segmento determina anche la fortuna del settore biologico ed è sempre più marcata la tendenza dei consumatori italiani (55%) ad acquisire informazioni prima dell’acquisto e dalle etichette.

Il terzo fattore è squisitamente internazionale: le esigenze dei diversi gruppi etnici. Negli USA, per esempio, il potere d’acquisto delle generazioni multietniche è più longevo. In Italia il flusso immigratorio è visto come un problema perché non è ancora premessa a una vera integrazione; le politiche di accoglienza non dovrebbero concludersi con il soccorso ma anche incentivare gli immigrati a creare valore tangibile per il Paese e intercettarne i bisogni non soddisfatti.

Il quarto fattore sono i Millennial. Nell’immediato futuro il loro potere d’acquisto schizzerà al 25% del totale, molto superiore ai Baby Boomer che li hanno preceduti. Dovranno esserne interpretate al meglio le richieste di qualità e sostenibilità.

“Last but not least” l’influenza del digitale sul mercato FMCG nel suo complesso. Oggi le vendite influenzate dal digitale sono intorno al 15%, potrebbero toccare il 45% nel 2023. L’Italia, in particolare, sta vedendo crescere l’eGrocery (+44,6% in valore e +38,8% di acquirenti) come percorso di acquisto integrato ai canali tradizionali.


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