Commercio in Italia, il 2018 parte in salita. E si saldi chi può.

 

Per ISTAT il commercio il 2018 parte in salita, e i saldi invernali sono sul banco degli imputati. In contraddizione ad altri indicatori sull’economia italiana (pur senza percentuali eclatanti, il PIL è cresciuto e la disoccupazione è scesa), i consumi degli italiani nello scorso gennaio sono diminuiti, per il secondo mese consecutivo.

Stimato su base annuale (rispetto a gennaio 2017), il calo risulta generalizzato (al -1,2%) per tutte le superfici di vendita (tanto la GDO quanto le imprese operanti su piccole superfici. In controtendenza invece il commercio elettronico (introdotto per la prima volta nella rilevazione dell’Istituto nazionale), che cresce del 2,4%. Il calo su base mensile (rispetto a dicembre 2017) è invece dello 0,5% in valore e dello 0,7% in volume. Guardando all’andamento delle diverse categorie merceologiche, infatti, rispetto a dicembre 2017 le vendite food non registrano variazioni mentre quelle non food scendono dello 0,9% in valore e dell’1% in volume. Nemmeno i saldi hanno quindi restituito slancio alle vendite, e proprio questo tema si fa centrale nelle valutazioni degli operatori.

Secondo il Codacons questi dati confermano la fine dell’epoca dei saldi confinati in due periodi dell’anno, quello estivo e quello invernale, e ripropongono l’urgenza della totale liberalizzazione degli sconti per il commercio su sede fisica. Le vendite online e i saldi sul web sono al contrario presenti tutto l’anno e questo penalizza il commercio tradizionale, aumentando il rischio di chiusura di migliaia di negozi. Carlo Rienzi, presidente del Codacons, chiede quindi di mettere a punto al più presto una normativa che lasci al commerciante la libertà e la facoltà di scontare o meno la merce in vendita in qualsiasi periodo dell’anno. Questo anche in virtù del radicale cambiamento delle abitudini d’acquisto dei consumatori.

Concorda Claudio Gradara, nuovo Presidente di Federdistribuzione, per il quale quando si parla di saldi “è ancora più urgente la necessità di avere condizioni di parità di regole fiscali e di gestione delle promozioni e del sottocosto tra i due canali di vendita, per superare condizioni di concorrenza sleale”. La pubblicazione dei dati ISTAT non comporta comunque sorprese.  “Il dato del mese di gennaio non sorprende. Avevamo avuto robusti segnali da parte delle nostre aziende associate che il 2018 sarebbe cominciato in modo negativo. Le vendite al dettaglio permangono deboli, dopo un 2016 chiuso in sostanziale parità (+0,1%) e un 2017 archiviato con un poco incoraggiante +0,2%”. Ci auguriamo dunque che il prossimo Governo sia in grado di ricreare un positivo clima di fiducia e d’incentivare lo sviluppo della domanda”.

Valutazione di fondo condivisa anche da Federconsumatori. Per il suo presidente Emilio Viafora “è fondamentale avviare strategie mirate a rilanciare la crescita, rendendola strutturale e duratura. L’andamento dei consumi va di pari passo con una allarmante crescita delle disuguaglianze nel nostro Paese e con un trend occupazionale movimentato essenzialmente da contratti a termine”.

 


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